Rue de Grenelle intervista l’editore Enrico Damiani di Salò (Brescia)

Damiani

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Ho riaperto a Salò nel novembre 2010 con mio marito Giovanni Damiani la casa editrice di mio suocero Enrico Damiani che operava a Milano negli anni 40 con la pubblicazione di libri d’arte in ottavo in edizione limitata e numerata.

ϟ Il catalogo della sua casa editrice è specializzato in quali generi e/o argomenti?

Il nostro catalogo comprende una collana di libri d’arte illustrati in ottavo con CD allegato, una collana di fiction, due di non fiction e una di salute e benessere. Negli ultimi due anni la casa editrice sta focalizzando il proprio interesse sul genere memoir e sulla saggistica di attualità.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, quali caratteristiche deve avere una proposta editoriale per essere pubblicata dalla sua casa editrice?

Buona scrittura, di qualità, sia che si tratti di un romanzo, di un memoir o di un saggio, storia o tematiche che coinvolgano il lettore che possono andare dal campo dei sentimenti a quello della storia, della politica o della religione ma ciò che conta è che siano proposte non in modo frivolo o di moda, rendendo il libro un testo difficilmente archiviabile nel breve periodo.

ϟ Nel mio blog do preferenza agli editori indipendenti e NOEAP in quanto credo che ogni titolo a catalogo sia per voi un investimento. Per evitare “investimenti” sbagliati come siete organizzati?

Con il mio team di collaboratori discuto le proposte editoriali con la ben precisa consapevolezza che ogni libro è un investimento importante della casa editrice, analizzando da tutti i punti di vista, anche laddove sia in linea col catalogo, in modo da ridurre per quanto possibile i rischi.

ϟ Si dice che tutti scrivano libri e pochi leggano. Possiamo dire anche il numero di nuove case editrici continua a crescere, ma quelle con una vera professionalità non siano tantissime?

Il problema dello scarso numero di lettori è cronico in Italia, ma interessa anche altre nazioni storicamente abituate a un pubblico più numeroso. Il detto che “tutti scrivono e pochi leggono” si può tranquillamente adattare alle stesse case editrici trasformandolo in “tutti pubblicano pochi leggono in modo professionale”. Forse molti pensano di potersi improvvisare editori per poi scontrarsi con la dura realtà sia dal punto di vista economico che della preparazione tecnico-culturale. Per questo esistono sempre più frequenti corsi per futuri editori che comunque da soli non bastano a formarli, ma che certamente possono aiutarli soprattutto nell’utilizzo, sempre più necessario, dei mezzi di stampa e comunicazione digitali dai quali non si può prescindere.

ϟ Molti editori hanno scelto di pubblicare in digitale, ma poi alla consueta domanda rispondono quasi sempre che preferiscono il cartaceo. Cos’è che non farà tramontare mai il libro stampato?

Anch’io ho deciso nel 2017 di iniziare a pubblicare in ebook i libri già usciti in formato cartaceo. I nuovi titoli dal 2018 escono sia in formato cartaceo che in ebook. Effettivamente dopo una prima rapida crescita delle vendite degli ebook, anche negli USA si è assistito a un sostanziale rallentamento a vantaggio di una consistente ripresa del libro cartaceo. Se si tralascia l’innegabile comodità del trasporto del libro digitale, il libro cartaceo non solo per le generazioni passate ma anche per molti giovani rappresenta ancora un oggetto che soddisfa i cinque sensi del lettore.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

Sono un editore un po’ anomalo perché provengo da un altro mondo, quello scientifico della medicina, anche se accostata con una preparazione classica che ha sempre stimolato il mio interesse per la lettura. Ho sempre avuto molti interessi, sia in ambito sportivo che culturale e cerco, nei limiti di tempo a disposizione, di coltivarne alcuni.

ϟ La promozione dei titoli è la fase più difficile, ne conviene? Quali sono i principali ostacoli, la costosa partecipazione alle fiere nazionali, la concorrenza con i “grandi”, la difficoltà di organizzare presentazioni in libreria?

Sicuramente la promozione dei titoli è una delle fasi più problematiche, specie per una piccola casa editrice. Penso che non abbia senso parlare di concorrenza con i “grandi”, con i quali ci sono distanze abissali di risorse e mezzi, quanto piuttosto ritengo opportuno investire sull’allestimento di un buon ufficio stampa che di concerto con chi si occupa dei social e con gli autori  possa far conoscere i titoli a un pubblico sempre più vasto.

ϟ Qual è la sua “ricetta magica” per vendere più libri?

Non c’è una ricetta magica perché penso che anche chi sia riuscito a centrare un bestseller sia il primo a sorprendersene. In ogni caso penso che sia importante oggi più che mai interessare il lettore con proposte di buon livello qualitativo ottimizzandone la comunicazione anche perché i nostri titoli sono per lo più dei longseller che necessitano di essere seguiti e accompagnati in uno spazio temporale che è senz’altro maggiore di quello ormai troppo frequente della sola fresca novità.

ϟ Diversi editori chiudono a pochi anni dalla nascita. Quanto dura, secondo lei, la fase di start-up di una casa editrice?

È per me un po’ difficile stabilire una durata della fase di start up di una casa editrice in quanto la mia esperienza è un po’ particolare poiché tale periodo ha avuto nel mio caso una durata maggiore della media per la scomparsa di mio marito tre anni fa. Credo comunque che tale fase abbia una durata non inferiore ai 5 anni.

ϟ Qual è stato il titolo del suo catalogo più venduto nell’ultimo anno?

Mindful eating di Jan Chozen Bays, un libro che educa a un rapporto più sano e gioioso con l’alimentazione. Ha intercettato l’interesse crescente del pubblico per la tecnica della Mindfulness grazie anche alle numerose presentazioni che la curatrice del libro, Paola Iaccarino Idelson, biologa e nutrizionista, e altre cultrici della materia, fanno in varie città italiane e su Facebook. Inoltre, di recente è stato proposto come lettura consigliata in ambito universitario.

ϟ Per concludere, rivolgendosi ai lettori, cosa direbbe per convincerli a leggere i titoli del suo catalogo?

Li inviterei ad accostarsi a una casa editrice che, partendo da una storica tradizione (vedi la collana degli unici in ottavo con il CD che li rende una sorta di audiolibro), offre al lettore una scelta di titoli con i quali ha la possibilità di costruirsi una biblioteca essenziale e necessaria molto stimolante per lo studio e la conoscenza di questioni e tematiche urgenti e attuali lette attraverso gli occhi e l’esperienza di autori che le hanno vissute in prima persona.

 

Ringrazio Elena Faroni Damiani per questa intervista.

Per conoscere il catalogo di Enrico Damiani Editore, visitate il sito: http://www.enricodamianieditore.com

N7 rue de Grenelle intervista l’editore Carbonio di Milano.

carbonioeditoreCarbonio Editore è una nuova realtà del panorama editoriale italiano, nata con l’ambizione di pubblicare testi dalla forte personalità, selezionati per la caratura letteraria e la singolarità del profilo autoriale e delle proposte, da tradizioni culturali diverse. Il filo rosso tra narrativa e saggistica è dunque l’originalità, tuttavia non parliamo di un catalogo “di nicchia” perché ospita testi di qualità godibili dal critico avvertito come dal lettore occasionale, spaziando dal memoir al mystery, dall’inchiesta alla science-fiction, alla saggistica filosofica. Testi nutritivi e illuminanti, che sfidano il tempo.

ϟ Qual è l’idea che sta alla base della casa editrice Carbonio?

Editoria di qualità, poetica e lirica, mai banale, originale e che illumina il cammino, seguendo il principio della vita che permane dopo la morte. Continua a leggere “N7 rue de Grenelle intervista l’editore Carbonio di Milano.”

N7 rue de Grenelle intervista l’editore NUTRIMENTI di Roma.

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Nutrimenti è stata fondata nel 2001, a Roma, da due giornalisti, il sottoscritto e Andrea Montanari, che ne è però uscito dopo un paio d’anni per l’impossibilità di conciliare l’impegno in casa editrice con il suo lavoro in Rai. Da subito è entrata a far parte della squadra anche Ada Carpi, come art director e amministratore unico.

ϟ Il catalogo della sua casa editrice è specializzato in quali generi e/o argomenti?

Siamo nati legati alla saggistica di attualità, una saggistica agile e rivolta al grande pubblico su un vasto ventaglio di temi, dalla geopolitica, alla economia, alla cronaca e al costume, e alla letteratura di viaggio, filone che poi si è andato quasi da subito specializzando in libri sul mare e la vela. Nei primissimi anni abbiamo anche iniziato a pubblicare narrativa che è oggi diventato forse il settore più importante della nostra produzione. All’inizio concentrati sulla letteratura americana contemporanea, che rimane anche ora il nucleo centrale di Greenwich, la nostra collana di narrativa, poi dal 2010 ci siamo aperti agli italiani e, in questi ultimi anni, in modo più sistematico anche agli autori europei.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, quali caratteristiche deve avere una proposta editoriale per essere pubblicata dalla sua casa editrice?

Per la narrativa cerchiamo proposte di qualità, caratterizzate dalla ricerca dell’innovazione, sia a livello linguistico che strutturale,  e nello stesso tempo di grande leggibilità. Capaci insomma di mettere in moto il lettore, di coinvolgerlo, sia a livello intellettuale che emotivo. Per la saggistica, o meglio la non fiction, cerchiamo lavori che approfondiscano temi di grande attualità, offrendo ai lettori chiavi di lettura più efficaci del tempo in cui viviamo e in questi ultimi anni ci stiamo volgendo in particolare ai temi ambientali. Anche per la nostra saggistica, seppure connotata da rigore e documentazione, chiediamo per la scrittura uno stile narrativo, non accademico, il più idoneo, a nostro giudizio, per poter parlare alla platea più vasta possibile. Per i libri di mare invece dipende ovviamente dal genere, pubblichiamo infatti dalla grande letteratura di mare (Conrad, Stevenson, ecc.) alla manualistica tecnica, passando per le biografie o le avventure dei navigatori contemporanei.

ϟ In questo blog do preferenza agli editori indipendenti e NOEAP in quanto credo che ogni titolo a catalogo sia per voi un investimento. Per evitare “investimenti” sbagliati come siete organizzati?

Purtroppo una ricetta infallibile per evitare investimenti sbagliati non c’è. E poi che cos’è un investimento sbagliato? Un libro che non vende? Certo, ma non sempre. Siamo costretti a tenere d’occhio i conti, per non mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda, ma siamo anche convinti che non bisogna avere lo sguardo “corto”. Un libro in perdita oggi può essere un fiore all’occhiello che dà prestigio e credibilità al catalogo, e in qualche caso, come ci è già successo, può tornare a vendere dopo qualche anno magari trascinato dal buon andamento del secondo titolo di quello stesso autore. Detto tutto questo, la maestra migliore è l’esperienza. Dopo quasi 17 anni, e oltre 400 titoli in catalogo, cominciamo a limitare gli errori, considerando anche la fragilità e la limitatezza del mercato editoriale italiano.

ϟ Si dice che tutti scrivano libri e pochi leggano. Possiamo dire anche il numero di nuove case editrici continua a crescere, ma quelle con una vera professionalità non siano tantissime?

È verissima la prima affermazione, è facile verificarla attraverso l’enorme quantità di manoscritti che ci arriva, quantità che purtroppo è spesso direttamente proporzionale a una deludente qualità e a una visibile “inconsapevolezza” letteraria, tipica di chi legge poco. Per le case editrici non so se dipenda da professionalità o meno, credo piuttosto che un mercato difficile come quello italiano pretenda sempre un surplus di idee e di impegno. Per questo in tanti partono, ma in pochi riescono a restare vivi e a crescere.

ϟ Molti editori hanno scelto di pubblicare in digitale, ma poi alla consueta domanda rispondono quasi sempre che preferiscono il cartaceo. Cos’è che non farà tramontare mai il libro stampato?

Sì, in effetti la notizia di questi anni, al contrario di quanto si pensava e in molti hanno scritto, è proprio la resistenza del libro di carta. I motivi credo siano riassumibili in una descrizione dell’oggetto sul filo dell’ironia: non ha bisogno di ricariche, non deve essere connesso, si può passare tranquillamente da un nonno a un nipote e viceversa, si può leggere dovunque, e via dicendo. Aggiungerei una caratteristica a mio giudizio importante del libro di carta: che ti dà sempre l’idea dell’insieme dell’opera, anche leggendo una singola frase si ha la percezione di a che punto si è del libro, si può istintivamente andare avanti e indietro, cosa che invece manca nell’ebook. Detto questo, credo che il digitale continuerà a crescere, soprattutto in Italia dove per ora è arrivato ad una percentuale più bassa rispetto agli altri paesi occidentali (poco sopra  il 5% del totale) e che continuerà ad affiancare la lettura su carta. Questo significa che per noi editori è, e sarà, obbligatorio produrre le novità sia sua carta che in digitale.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

Chi sceglie di fare l’editore deve per forza leggere molto. Guai però a non avere altri interessi che spesso sono quelli che permettono di orientarsi nelle scelte su cosa pubblicare e cosa no, che contribuiscono a formare i criteri di giudizio e il tuo sguardo complessivo e che a volte fanno persino la differenza.

ϟ Scegliere il nome della casa editrice è importante. Quale storia c’è dietro il nome della sua casa editrice?

Una piccola storia. Abbiamo scelto di non dare alla casa editrice i nostri cognomi, com’era tradizione fare. Cercavamo una parola comune italiana che desse l’idea di qualcosa di non accessorio, per rappresentare l’idea che i libri sono una necessità per capire, per orientarsi, per crescere. Insomma non un optional, ma una necessità vitale, come il mangiare, Nutrimenti, per l’appunto.

ϟ La promozione dei titoli è la fase più difficile, ne conviene? Quali sono i principali ostacoli, la costosa partecipazione alle fiere nazionali, la concorrenza con i “grandi”, la difficoltà di organizzare presentazioni in libreria?

Sì, è vero, la promozione, rendere visibile il proprio lavoro e i propri prodotti, è forse la difficoltà fondamentale. Ma metterei al primo posto i problemi di distribuzione, le difficoltà di far arrivare i libri in libreria. In particolare in un paese come il nostro dove, caso unico al mondo, abbiamo concentrazioni verticali in cui lo stesso soggetto può possedere contemporaneamente uno o più marchi editoriali, una società di distribuzione e promozione, una catena di librerie. Non ci vuole molto a capire che la concorrenza è fortemente condizionata e gli editori indipendenti partono con l’handicap e una strada tutta in salita. E se i libri non arrivano in libreria o ci arrivano in piccolissime quantità e finiscono a scaffale, “di costa”, praticamente invisibili, è davvero difficile venderli. Oltre questo grande ostacolo, inizia poi tutto il lavoro che dipende da noi: ufficio stampa, promozione su internet, social, fiere e via dicendo.

ϟ Qual è la sua “ricetta magica” per vendere più libri?

Mi piacerebbe avere una ricetta magica, ma al momento non credo di averla trovata. Credo solo che i libri debbano sempre rappresentare, in diversa misura, un evento che interviene a cambiare la nostra esperienza, la nostra percezione del reale e magari orientarla in modo diverso. Se non succede niente di tutto questo, se il libro scorre sul lettore come l’acqua, è servito a poco. E questo credo valga per tutto, dai libri di narrativa che aprono finestre sul modo di percepire e di vedere il mondo di altri da noi, che devono stupire e coinvolgere sia intellettualmente che emotivamente, ai libri di saggistica che devono informare correttamente e trasmettere competenze e saperi, ai libri specialistici, come i nostri dedicati al mare, che devono essere “utili” capaci di arricchire un bagaglio di esperienze e magari aprire nuove prospettive. Più in generale, credo che l’unica bussola debba essere la qualità, e che le scorciatoie commerciali siano per lo più inutili, se non dannose.

ϟ Diversi editori chiudono a pochi anni dalla nascita. Quanto dura, secondo lei, la fase di start-up di una casa editrice?

Ricordo ancora che al primo Salone del libro di Torino a cui partecipammo, appena nati, sentii Daniela Di Sora, di Voland, dire che per una casa editrice ci vogliono 10 anni per superare la fase di start-up. Allora mi sembrò un’enormità, oggi dico che Daniela aveva ragione, tranne ovviamente casi eccezionali e particolarmente fortunati, ma che sono rarissimi. Noi, dopo 17 anni, oggi ci sentiamo vicini alla maturità, e lungo questa strada abbiamo visto purtroppo rinunciare tanti compagni di viaggio.

ϟ Qual è stato il titolo del suo catalogo più venduto nell’ultimo anno?

È L’ultima stagione di Don Robertson, un grandissimo autore americano (Steven King sostiene sia il più grande romanziere americano di sempre) che siamo felici di aver proposto per primi in Italia.

ϟ Per concludere, rivolgendosi ai lettori, cosa direbbe per convincerli a leggere i titoli del suo catalogo?

Ai lettori di narrativa direi che troveranno nel nostro catalogo tanta qualità e autori sorprendenti, capaci, in modi e diversi, di impegnarli, di non farli rimanere seduti, di coinvolgerli e metterli in movimento. Voci diverse, ma mai banali. Ai lettori di saggistica che i nostri libri offrono contributi importanti, a volte essenziali, per capire il mondo in cui viviamo. E mi piace citare il fatto che Nutrimenti ha pubblicato l’autobiografia di Barack Obama nel 2007, quando ancora in pochi in Italia sapevano chi fosse questo politico americano di colore. Agli appassionati di mare e di vela non devo dire niente, sanno già perfettamente perché leggere i nostri libri, posso solo ringraziarli per aver reso Nutrimenti la casa editrice leader in questo settore.

Ringrazio tanto Andrea Palombi  per questa bella intervista.

Per conoscere il catalogo di Nutrimenti Edizioni, visitate il sito http://www.nutrimenti.net

 

N7 RdG intervista l’editrice Chantal Corrado di Scrittura & Scritture di Napoli

Una casa editrice quasi tutta al femminile, con sede a Napoli e poche, selezionate e curatissime pubblicazioni annuali.

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Scrittura & Scritture nasce sul finire del 2006, fondata a Napoli da Chantal ed Eliana Corrado, due folli che decisero, in una giornata piovosa come non mai, di aprire una casa editrice.

ϟ Come si è evoluto il catalogo dalla fondazione oppure è rimasto più o meno costante?

Nello spirito e nell’intenzioni il catalogo è rimasto costante: perseguire un’editoria di progetto e di qualità. Nel corso degli anni abbiamo solo corretto il tiro mirando ad alzare sempre più il livello, restringendo su alcuni generi e aprendoci verso altri.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, cosa deve avere in più un libro per essere scelto e pubblicato dalla sua casa editrice?

Un libro per essere pubblicato da Scrittura & Scritture deve aver superato positivamente il nostro comitato di lettura, poi convincere per stile, storia e potenzialità commerciali le editrici. Inoltre, deve convincerci anche lo scrittore o aspirante tale. Per questo, cerchiamo di conoscere lo scrittore prima della firma del contratto. Il miglior biglietto da visita di una casa editrice, a nostro avviso, sono le pubblicazioni e gli scrittori scelti.

ϟ Una volta era più diffusa, adesso gli editori sono quasi tutti NO EAP. Cosa pensa dell’editoria a pagamento?

Penso che sia tutt’ora diffusa la cosiddetta “editoria a pagamento”, anzi si è sviluppata sotto altre forme, ma a mio avviso c’è un vizio di fondo, non è editoria  ma  un servizio come un altro, legittimo in quanto tale, ma lontano dal lavoro, dall’impegno che un editore, degno di questo nome, deve assumersi. Tra questi impegni c’è il rischio economico. Puntare su un testo piuttosto che su un altro vuol dire aver fatto una scelta precisa, aver selezionato quel libro e quello scrittore tra le tante proposte. Dovere di un editore è far sì che il libro e lo scrittore abbiano il massimo possibile.

ϟ Come vede il futuro dell’editoria? Le piccole case editrici alla fine, ce la faranno a reggere la concorrenza con le grandi, se concorrenza esiste?

Il futuro nell’editoria è imprevedibile. Siamo ottimiste. Un piccolo editore può farcela, a costo di dedizione, sacrificio, lavoro costante, tanta passione, di certo un editore piccolo come Scrittura & Scritture deve essere sempre attento, proporre un’editoria più di progetto e di qualità. Impensabile entrare in concorrenza con le grandi case editrici.

ϟ Libro cartaceo o digitale, secondo il suo gusto personale?

Da lettrice, cartaceo tutta la vita. Per professione, l’e-book non va trascurato, può offrire con il tempo delle buone possibilità di sviluppo.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

In generale, non posso rispondere, ma in quanto Chantal Corrado-editore be’, ti dico che vive di letture professionali e non solo,  ma ha anche altri interessi, il cinema e la musica ad esempio. E poi c’è il tempo per i propri affetti, il tifo per la squadra di calcio del cuore, l’allegria e la compagnia degli amici. Oppure la mia socia Eliana Corrado ha una vera e propria passione per la pasticceria e nello sperimentare sempre nuovi dolci.

ϟ Scegliere il nome della casa editrice è importante. Come ha scelto il suo?

Pensando allo stile della scrittura e all’uso sapiente della parola.

ϟ Se non avesse fatto l’editore, che professione avrebbe scelto?

Sia io che la mia socia Eliana Corrado, abbiamo scelto questa professione tra altre opportunità che potevamo seguire dopo gli studi. Il  lavoro scelto diventa l’unico possibile.

ϟ Chi ha l’ultima parola sul titolo dei libri che vengono pubblicati, l’autore o l’editore?

Entrambi! I titoli vengono scelti insieme, se diversi da quello originario. Su questo potremmo scriverci un libro, anche divertente!

ϟ Ha più chance l’editore che risiede in provincia o quello delle grandi città?

Noi viviamo in una città bellissima ma difficile, Napoli, ricca di cultura ma dove la lettura non è mai stata ai primi posti, dove non molta considerazione viene data alla lettura come piacere, diverso dalle letture scolastiche. Eppure abbiamo deciso di restare. Non è per niente facile per una casa editrice come Scrittura & Scritture che ha sempre avuto l’aspirazione di diventare una casa editrice nazionale. Napoli per noi è solo un punto di partenza. La maggior parte dei nostri scrittori sono del nord, le maggiori vendite si concretizzano al centro-nord. Ciò nonostante non ci arrendiamo e cerchiamo di coinvolgere sempre più persone intorno alla lettura nella nostra città. Abbiamo infatti creato un circolo letterario denominato “Circolo Book & Tè di Scrittura & Scritture” attivo dal 2014, inoltre proponiamo eventi ad hoc sul piacere della lettura.

ϟ E la partecipazione alle fiere, rimane l’unico modo per essere visibili?

Non l’unico, ma uno dei modi per essere visibile, soprattutto per un piccolo editore. Se la fiera è ben organizzata e riesce a coinvolgere pubblico, è di stimolo per un editore incontrare possibili lettori, fermarsi a dialogare con loro. Partecipiamo con piacere sia a fiere nazionali più importanti come quella di Roma “Più libri più liberi” sia ad altre molto ben riuscite come “Una marina di Libri” a Palermo. Ma per essere visibili non bisogna mai trascurare l’insieme: librerie, social, stampa, progetti.

ϟ Quanti libri ha venduto nel 2017? Nel 2018 saranno di più?

Grazie al passaggio di Scrittura & Scritture alla distribuzione nazionale, affidata a Messaggerie (leader nella distribuzione nazionale) e la promozione affidata a Emmelibri, l’aumento delle vendite nel 2017 è stato sensibile. Anche se, dove possibile, cerchiamo di non trascurare mai il dialogo con i librai,  le piccole librerie, le più fragili ma anche le più attente alla varietà dell’offerta. Ci auguriamo nel 2018 un ulteriore incremento delle vendite.

ϟ Per concludere, che messaggio lascerebbe da editore ai visitatori di questo blog?

Avere più fiducia nei piccoli e seri marchi editoriali, si scoprono delle belle realtà, parlo chiaramente non solo di Scrittura & Scritture ma anche di altre case editrici medio piccole. Cercare di conoscere più da vicino il loro progetto, la loro linea editoriale, leggere qualche loro libro di catalogo.

 

Ringrazio Chantal Corrado per questa intervista.

Per conoscere il catalogo di Scrittura & Scritture Edizioni, visitate il sito: www.scritturascritture.it

N7 rue de Grenelle intervista l’editore RACCONTI di Roma

Racconti edizioni è una nuova casa editrice che pubblica soltanto short stories. Nasce a Roma nel 2016 da un’idea di Stefano Friani ed Emanuele Giammarco. Del progetto fa parte anche la rivista culturale Altri Animali a cura di Leonardo Neri.

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Prima che lo Stato italiano ci riconoscesse come un’impresa editoriale, nel novembre del 2015, e prima che il pubblico (allora poche persone, oggi spero qualcuna in più) ci riconoscesse sugli scaffali delle librerie, Racconti nasce probabilmente in quel fatidico momento in cui Stefano e io (Emanuele) abbiamo cominciato a starci simpatici. Essendo io quello più diffidente immagino sia stato uno di quei pochi giorni in cui mi metto in testa di non detestare il prossimo. Eravamo al Master in Editoria e tra una citazione di Guzzanti e l’altra ci siamo trovati d’accordo su alcuni punti importanti, credo. C’era l’idea di fare qualcosa che ancora non esisteva, ma non sapevamo ancora cosa, e c’era l’idea di smetterla di fare stage mal pagati, ma non sapevamo ancora come. Da lì in avanti non so spiegare bene in che modo, ma siamo arrivati a pubblicare John Cheever. Adesso abbiamo meno soldi di prima, però possiamo atteggiarci da editori.

ϟ Come si è evoluto il catalogo dalla fondazione oppure è rimasto più o meno costante?

Avendone pubblicati soltanto 13, qualora ci fosse discontinuità, non si chiamerebbe evoluzione ma incoerenza. Devo ammettere tuttavia una certa diffidenza per il concetto di linea editoriale, a mio avviso sovrastimato. Non perché una casa editrice non debba essere riconoscibile, per carità, ma perché mi riesce difficile vincolare il nostro gusto personale a uno stile codificato. Viviamo in un’epoca che comprende un numero pressoché infinito di stilemi, estetiche e poetiche, tutte più o meno valide e riconosciute. Per riuscire a comprendere tutto questo, ed essere «attuali», abbiamo pensato di fare un passo indietro e semplificare l’idea di linea editoriale: porsi un vincolo semplice e meno sfumato possibile – quello della forma-racconto – e lasciarsi andare a una sincera curiosità, pronta sempre a “contraddire” le nostre convinzioni. In questo senso i primi quattro libri di narrativa italiana che pubblicheremo potranno essere considerati molto diversi fra loro. Eppure in qualche modo, nonostante le differenze, mi sembra parlino proprio della mia generazione. Siamo cresciuti sotto una pioggia di linguaggi completamente diversi fra loro, apparentemente distanti: sono figlio di un musicista jazz, ho studiato filosofia, ascolto il rap, sono stato abbonato in curva sud, seguo il basket oltreoceano, sono cresciuto con Ghostbuster ma adoro Jim Jarmush, leggo Céline ma provo un amore incondizionato per qualsiasi cosa abbia scritto Queneau. Spesso mi chiedo quale logica sia capace di raggruppare tanti immaginari, tanti approcci alla realtà così distanti fra loro.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, cosa deve avere in più un libro per essere scelto e pubblicato dalla sua casa editrice?

È un’espressione che non mi piace. Non chiediamo al libro di avere qualcosa in più, quello si fa con i detergenti liquidi.

ϟ Una volta era più diffusa, adesso gli editori sono quasi tutti NO EAP. Cosa pensa dell’editoria a pagamento?

Nella misura in cui si pubblicano troppi libri per quanti poi se ne leggono, nella misura in cui “scrivere”, inteso nel modo più vuoto possibile, può costituire una sorta di status symbol di cui nessuno è in grado di ridere, dal momento che i libri pubblicati per la stragrande maggioranza vengono abbandonati a loro stessi, perché si è sempre alla ricerca di una novità che non ha mai il tempo di dire niente di nuovo, nella misura in cui dei libri non si parla più, non si discute più, dal momento che il libro è stato relegato alla sola dimensione individuale e direi solipsistica della vita culturale, a partire da tutto questo l’editoria a pagamento non è altro che l’altra faccia della cosiddetta editoria tradizionale. Detto questo, se non spieghi a un aspirante scrittore che non verrà minimamente promosso, che il suo libro avrà una cura misera rispetto ai libri che si trovano in libreria, se non gli spieghi appunto che il suo libro NON lo si potrà trovare in libreria, be’, allora, per quanto possa essere ingenuo lo scrittore in questione, comunque lo stai truffando.

ϟ Come vede il futuro dell’editoria? Le piccole case editrici alla fine, ce la faranno a reggere la concorrenza con le grandi, se concorrenza esiste?

La concorrenza intesa in senso liberale non esiste. Pensare che noi e Mondadori siamo lo stesso tipo d’impresa è del tutto assurdo; potremmo dire che “a parte la questione dei libri” non abbiamo nient’altro in comune. In termini di peso sul mercato editoriale non esistono grandi e piccole case editrici. Esistono case editrici immense e case editrici minuscole, con pochissime eccezioni. Anche in questo caso penso che l’esistenza delle prime comporti l’esistenza delle altre. Si ragiona per entropia: l’estinzione delle case editrici piccole, o meglio minuscole, potrebbe comportare la nascita di case editrici indipendenti un po’ più grandi, e un po’ più solide. Non sarebbe mica male, come estinzione. Il punto piuttosto non è se spariranno o meno, cosa che non credo accadrà. Il punto è cercare di capire quanto vogliamo che soffrano come soffrono adesso. E non è detto che sia un problema unicamente delle piccole: quando l’aria è inquinata le prime a morire sono le api; ma senza le api che succede?

ϟ Libro cartaceo o digitale, secondo il suo gusto personale?

Sono senza dubbio per il cartaceo. Ma non in senso sacrale-reliquiale. Preferisco l’analogico perché assimilo meglio. Posso sottolineare, e organizzarmi mentalmente lo spazio. Pensiamo al modo di scorrere le pagine di un ebook: se devo andare a ricordarmi una frase o un periodo nel cartaceo so perfettamente a che pagina andare. Con l’ebook non posso farlo, le parole non occupano un posto preciso. Quel senso di volatilità non l’ho ancora superato.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

L’editore indipendente predilige perlopiù stamberghe maleodoranti dove i mobili smettono la loro funzione originaria fungendo invece da scaffali per l’accumulo di libri che non ha letto né leggerà mai. È solitamente ingrassato e ha perso diottrie. Mentre le sue relazioni vanno a catafascio, soffre per le sue ben celate lacune sui grandi classici russi. Mangia male, usa il tempo libero per preservare l’igiene e lavare vestiti ormai logori risalenti al liceo, la belle époque delle spese folli. Saltuariamente viene sovvenzionato dai genitori, attraverso una transazione fatta di sguardi girati dall’altra parte e imbarazzo. A lavoro passa la maggior parte del tempo a litigare con le macchine come i migliori luddisti. Legge cose che non vorrebbe leggere tranne in rari casi, i libri che pubblica, che comunque non si gode mai a pieno. È chiaramente uno dei mestieri più belli del mondo.

ϟ Scegliere il nome della casa editrice è importante. Come ha scelto il suo?

Cercavamo un nome che non fosse troppo esplicito, ma allusivo, che strizzasse l’occhio a pochi edotti attraverso una serie infinita di rimandi simbolici.

ϟ Se non avesse fatto l’editore, che professione avrebbe scelto?

Il vice-presidente.

ϟ Chi ha l’ultima parola sul titolo dei libri che vengono pubblicati, l’autore o l’editore?

Il lettore.

ϟ Ha più chance l’editore che risiede in provincia o quello delle grandi città?

Io abito in città e in effetti con tutto l’inquinamento che c’è potrei risentirne in vecchiaia. Certo anche la provincia ormai non è più sicura come una volta? Ah, ma forse intendeva più chance di vendere! Nessuna differenza, allora.

ϟ E la partecipazione alle fiere, rimane l’unico modo per essere visibili?

Non “rimane” nel senso che non è mai stato l’unico modo. In teoria librerie e stampa sono le piattaforme principali per rendersi visibili. È vero che il numero di fiere è destinato a salire, perché il problema della poca visibilità nelle librerie, soprattutto di catena, esiste. Le fiere si fanno volentieri perché si può parlare con i lettori, creare un ricordo, e ovviamente si può fare vendita diretta, che ahimè è diventata una fonte di entrata molto importante per gli editori indipendenti, soprattutto se piccoli come noi. Sono anche convinto però che quando le fiere cominciano a sostituire il lavoro dei librai e dei promotori c’è qualcosa che non funziona.

ϟ Quanti libri ha venduto nel 2017? Nel 2018 saranno di più?

Nel 2018 saranno di più.

ϟ Per concludere, una domanda a risposta aperta. Da editore, che messaggio lascerebbe ai visitatori di questo blog?

Vorrei dirgli innanzitutto che anche le precedenti domande erano a risposta aperta. E poi che per capire una casa editrice è sempre meglio ascoltare i libri piuttosto che l’editore.

 

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Ringrazio Emanuele Giammarco  per questa intervista.

Per conoscere il catalogo di Racconti Edizioni, visitate il sito www.raccontiedizioni.it

 

N7 rue de Grenelle intervista l’editore HOMO SCRIVENS di Napoli

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Nel 2012, dopo una decennale attività come compagnia di scrittura, la prima in Italia. Tanti scrittori e appassionati di scrittura si sono uniti per creare uno spazio aperto a tutti, un luogo da condividere che negli anni ha richiesto sempre impegno e cura.

ϟ Come si è evoluto il catalogo dalla fondazione oppure è rimasto più o meno costante?

Homo Scrivens, per la sua peculiare origine, lavora molto nel campo della narrativa. Fin dai primi istanti abbiamo sviluppato la nostra proposta in due collane guida: Dieci, dedicata al romanzo italiano, con una selezione di dieci testi l’anno e le prime cinquanta copie numerate a mano, e Polimeri, la prima collana italiana di scrittura collettiva, con opere a più mani, romanzi e opere a tema, a partire dall’Enciclopedia degli scrittori inesistenti. Negli anni abbiamo calibrato diversamente una nuova linea di narrativa, aperta al racconto e alla sperimentazione, ora Direzioni Immaginarie.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, cosa deve avere in più un libro per essere scelto e pubblicato dalla sua casa editrice?

Il nostro motto è “i libri sono la forma delle idee”: occorre sviluppare il proprio pensiero, non accontentarsi della suggestione, e andare incontro agli altri. Troppi autori desiderano soltanto il proprio nome in copertina, senza alcun amore per quel che propongono: lo si vede fin dalla scarsa attenzione con cui propongono un testo, a volte senza neppure averlo riletto, e senza sapere chi siamo o cosa facciamo. Bisogna avere qualcosa da dire e la passione per comunicarlo.

ϟ Una volta era più diffusa, adesso gli editori sono quasi tutti NO EAP. Cosa pensa dell’editoria a pagamento?

Io mi auguro che sia così, ma non ho dati troppo rassicuranti in proposito. Penso che l’editoria a pagamento non sia editoria, quanto un’attività tipografica con servizi editoriali: ognuno è un bravo imprenditore con i soldi degli altri. Occorrerebbe evitare confusione: basterebbe scrivere in quarta di copertina se un libro è stato pubblicato a pagamento o dietro acquisto copie oppure no, ma se una regola del genere non passa è perché la maggioranza degli editori in Italia pubblica a pagamento o col doppio binario, e non vuole essere rotta le scatole. Questo con il placet di tanti scriventi che pur di farsi il libro secondo i propri desiderata non si fanno troppi problemi nel pagare, salvo poi lamentarsi di chissà quali disfunzionalità. Ma tanto questo lo fanno anche con noi.

ϟ Come vede il futuro dell’editoria? Le piccole case editrici alla fine, ce la faranno a reggere la concorrenza con le grandi, se concorrenza esiste?

Non ce la faranno. Ognuno vive nel suo recinto, più o meno grande che sia, e un’ignoranza diffusa non agevola fenomeni di interscambio.

ϟ Libro cartaceo o digitale, secondo il suo gusto personale?

Il libro è solo di carta, ma il suo contenuto si presta ad altri supporti, soprattutto per consultazioni rapide e/o tecniche in cui la rapidità di accesso è più importante dell’approfondimento. Il “libro digitale” sfugge alla memoria, funziona nel breve termine, appaga altre esigenze, pur importanti.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

Magari vorrebbe vivere di lettura ma non ci riesce, talmente sommerso da dattiloscritti da non riuscire a ritagliarsi spazio e energie per il proprio divertimento culturale. Ognuno ha tanti interessi, il libro è una chiave d’accesso a una realtà multiforme, stimola più curiosità, ognuno poi segue le sue.

ϟ Scegliere il nome della casa editrice è importante. Come ha scelto il suo?

Homo Scrivens racconta l’innovazione nella tradizione. È quel che ci auguriamo: rispettare chi ha parlato prima di poi e continuare a prolungarne l’eco. Ma una tradizione ha bisogno di essere viva, per non spegnersi: per cui occorre una rilettura costante che la renda attuale. Da qui la “v” al posto della “b” latina (scribens), in quanto il passaggio da b a v (es. caballum che diventa cavallo) è uno dei primi tratti della nuova lingua romanza. Sentiamo l’antico ma non rinunziamo ad andare avanti, questo abbiamo voluto raccontare.

ϟ Se non avesse fatto l’editore, che professione avrebbe scelto?

Avrei continuato a lavorare all’Università, probabilmente. Di certo non avrei rinunziato a scrivere.

ϟ Chi ha l’ultima parola sul titolo dei libri che vengono pubblicati, l’autore o l’editore?

È un dialogo continuo, che inizia al momento della proposta. Cerchiamo di non imporre una decisione, ma di ragionare insieme alla soluzione migliore, il titolo è il primo biglietto da visita di un’opera letteraria, e per un piccolo editore non sempre si concede altro tempo.

ϟ Ha più chance l’editore che risiede in provincia o quello delle grandi città?

L’esperienza napoletana è scoraggiante. Altro non so. Credo che vivere in un centro culturale forte aiuti le case editrici più innovative, vivere in un regime di scarsa concorrenza è una manna dal cielo per i tipografi/editori a pagamento.

ϟ E la partecipazione alle fiere, rimane l’unico modo per essere visibili?

Se non l’unico certamente è un canale importante.

ϟ Quanti libri ha venduto nel 2017? Nel 2018 saranno di più?

Sinceramente non lo so. Un nostro libro che va bene si assesta intorno alle 350 copie vendute e dei nostri libri in catalogo (circa 40 l’anno) neppure la metà raggiunge questa cifra. Ci si aiuta con il catalogo e con gli eventi, ma ancora non possiamo permetterci bilanci, non ci conviene.

ϟ Per concludere, una domanda a risposta aperta. Da editore, che messaggio lascerebbe ai visitatori di questo blog?

Fidatevi del nostro lavoro, provate a metterci alla prova scegliendo un nostro libro: non si rischia nulla, e c’è un mondo tutto da scoprire.

Ringrazio Aldo Putignano per questa intervista.

Per conoscere il catalogo di Homo Scrivens, visitate il sito www.homoscrivens.it