“Certi ricordi non tornano” di Dario Pontuale

certiricordi
Certi ricordi non tornano – 2018

Michele è un giovane operaio che da sempre vive in un quartiere, il Barrio, una sorta di villaggio cresciuto negli anni dove il Fiume crea un’ansa, in una zona che un tempo era  industriale, ma dove adesso è rimasta solo quella vecchia fabbrica di liquori che, insieme a un gruppetto di ex operai, ha occupato. Di questo spazio autogestito, divenuto la Fortezza dopo che un writer dai capelli rossi vi ha dipinto un’opera di street art, ultimo baluardo di una resistenza operaia alla “fuga” di investimenti all’estero, Michele è componente del direttivo, una specie di capo, un riferimento per gli altri lavoratori.

«Uno spazio abitato non è un insieme di costruzioni, bensì una comunità di viventi che ne determinano l’essenza con il loro modo di popo­larlo.»

È con l’occupazione dello stabilimento industriale che Michele esprime un sentimento di innata ribellione, di decisa caparbietà nel resistere a situazioni difficili; una caratteristica già manifestata con un piccolo atto vandalico che risale a quando era adolescente e che gli ha dato l’occasione a sedici anni di conoscere un uomo più anziano, il signor Alfiero che abita nel suo palazzo, anch’egli a suo modo rivoluzionario, ma del genere “tranquillo”.

La trama si svolge tra la quotidianità della collettività del quartiere con Michele e Alfiero che hanno aperto una biblioteca, la prima del Barrio e la gestiscono insieme realizzando un sogno comune, e la questione contingente dell’occupazione della fabbrica che si è conclamata atto illegale richiamando il presidio costante di volanti di polizia da cui Michele, ormai con una moglie e un figlio che lo aspettano a casa, deve nascondersi. Gli eventi avranno sviluppi che si spingono nel poliziesco con tratti di suspense e un finale non rivelabile, ma senza mai perdere di vista la dinamica del colloquio interno e la poesia dei sentimenti.

Verrebbe da definire questo romanzo “popolare” nel senso che sviscera con un’accuratissima descrizione dell’animo umano, alcuni tra i sentimenti più veri dei personaggi che vivono al Barrio in particolare con il legame sempre più profondo che si crea tra Michele e il signor Alfiero da cui il giovane assorbe una saggezza che solo tra le persone semplici e oneste si può trovare.

Le parole sono molto importanti nella narrazione eseguita dall’autore con continui va-e-vieni cronologici per regalare al lettore una maggiore enfasi al significato che quelle stesse parole, scelte con cura, hanno nella circostanza descritta. Tra gli altri si sofferma sul concetto di resilienza: quella straordinaria capacità che le persone hanno di trovare il meglio dentro se stessi e convertire a favore quella che era stata una condizione negativa. In altri termini, saper superare gli ostacoli che la vita mette lungo il cammino, trovando una forza più evoluta della pura resistenza e raggiungendo una consapevolezza che dà la carica per andare avanti. Il signor Alfiero dimostrerà di essere resiliente quando scoprirà di soffrire della malattia che consuma i ricordi e con quelli l’esistenza stessa. Nel tessuto narrativo si diffonde come per osmosi l’evoluzione della malattia di Alfiero che giorno dopo giorno gli ruberà inesorabilmente un pezzetto di vita mentre Michele, costretto dalla parola data a essere l’unico custode del terribile segreto, imparerà dal vecchio amico la vera essenza della resilienza, da conservare e mettere a frutto quando il momento lo richiederà.

«Se è vero che nella vita bisogna accumular ricordi perché sono gli unici necessari, allora l’esistenza di Alfiero si vanificava come una candela accesa da ambo i lati.»

Abbiamo già conosciuto Dario Pontuale autore di romanzi – e non solo critico letterario e saggista – e ci ha abituati a uno stile talvolta malinconico talvolta ironico, con cui dipinge le relazioni profonde tra persone di diversa età e di comune sensibilità d’animo. Ritroviamo nelle sue storie e soprattutto nei ritratti dei personaggi – che per ovvie ragioni spesso sono avanti con gli anni, – la bellezza delle piccole cose, la sincerità delle relazioni senza secondi fini, la nostalgia del passato raccontato dagli anziani con autenticità di bambini, perché i ricordi «in fondo sono l’unica cosa bella che ci resta».

 

CartaCanta editore – Pagine 144 – Prezzo: 13.00€

VOTO: voto 4

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