“Il paese che era la nostra casa. Racconto della Siria” di Alia Malek

AliaMalek
Il paese che era la nostra casa – 2018

Alia è nata all’estero, ma i suoi genitori entrambi siriani, l’hanno registrata all’anagrafe del loro paese dove speravano un giorno di fare ritorno. Il momento in cui Alia, giornalista occidentale con documenti siriani, decide di trasferirsi a Damasco, non è dei migliori: nel 2011 i regimi totalitari di Tunisia, Egitto e sono stati rovesciati e quello della Siria sta resistendo in nome di un fantomatico complotto dei media occidentali. Essere giornalista americana in Siria in quel periodo era quanto meno audace, se non sconsiderato.

«Ma ero lì anche perché la Siria incombeva sulla mia vita fin dalla nascita, anche se non ne ero mai stata veramente parte. E in un momento in cui l’in­tera regione sembrava dare la luce al cambiamento, io volevo essere lì. Gli ottimisti vedevano la Siria pronta a lanciarsi verso un futuro migliore. Per i pessimisti, vacillava pericolosamente sull’orlo del baratro.»

Quando si era accesa la luce della speranza di superare decenni di dittatura spietata e corrotta per dare al popolo siriano un’esistenza migliore, Alia aveva deciso di essere presente per il suo paese nel momento della transizione auspicata e dare il suo contributo al nuovo assetto politico e sociale. Abitava nella casa di sua nonna Salma riportata dopo il restauro a come era ai tempi in cui tutta la sua famiglia ci viveva. Alia rimane nella capitale siriana fino al 2013 quando tutta la sua famiglia apprende con sollievo che sta finalmente lasciando il paese.

«E quelli che volevano vedermi partire, che fosse per la mia o per la loro sicurezza, credettero che mi fossi finalmente arresa al buon senso, alle loro suppliche o alle loro intimidazioni.»

Partendo dai bisnonni, Alia ricostruisce le vicende dell’intera famiglia che è anche la storia del suo paese. Dai tempi dell’impero ottomano, la Siria viene raccontata nella sua costante e tenace battaglia contro le ingerenze dei paesi esteri, la Francia che voleva conquistarla, il binomio della “guerra fredda” USA-URSS che ne fecero campo di scontro; oltre alle questioni interne legate alla disparità economica tra possessori di terre e lavoranti, l’influenza della religione nella vita pubblica.

Il racconto della Siria passa necessariamente attraverso quello della condizione femminile: le donne erano guardate male se non aderenti al ruolo di mogli-madri, se avevano deciso di studiare e non sposarsi; c’era differenza di tutela tra figli maschi e femmine a riguardo dell’eredità, e dei diritti in generale. È la nonna dell’autrice, Salma, il personaggio che meglio rappresenta l’universo femminile, col suo carattere deciso tanto da comportarsi “come un maschio”, mantenendo sempre viva la curiosità e senza rinunciare alla femminilità oltre a poter contare su uno spiccato senso degli affari, ha dato l’esempio alla figlia prima e alla nipote poi, di come le donne potevano essere comunque forti.

«Salma notoriamente ammirava l’importanza del ruolo as­sunto dal padre, in particolare la sua capacità di usare la propria influenza per aiutare gli altri. Avrebbe voluto che suo marito fosse così, ma così non era. Allora, aveva deciso che sarebbe toccato a lei esserlo. E come Abdeljawwad aprì la sua casa a un vero e proprio variegato campionario umano di quello che era e sarebbe stata la Siria.»

Salma trasforma la sua grande casa nel Tahaan in un posto sicuro in cui accogliere chiunque avesse bisogno di aiuto o anche solo per “fare salotto” e conoscere personaggi influenti di Damasco. La nuova generazione, quella della madre Lamya, segna un nuovo passo verso l’emancipazione femminile, tanto che la ragazza, già studentessa universitaria, ha potuto rompere temporaneamente il fidanzamento già ufficiato per evitare ingerenze dei parenti di quello che, una volta tornato dagli Stati Uniti dove studiava, sarebbe diventato suo marito.

«Quando Lamya ruppe il fidanzamento, Hafez al-Assad era al potere da tre anni, più della media della maggior parte dei go­verni siriani. La sua longevità era in parte dovuta all’aver potenziato le mukhabarat, mettendo i loro capi sotto il controllo delle istituzioni dello Stato, e all’aver posto sopra di loro suo fratello Rifaat, il tutto per proteggersi da ulteriori golpe militari.»

Il libro è un sostanzioso racconto della Siria attraverso la storia della famiglia d’origine di Alia, con riferimento agli eventi sociali, politici e militari che hanno trasformato il paese da obiettivo del colonialismo occidentale a regimi più o meno totalitari. Una narrazione di cui essere grati all’autrice perché descrive in modo puntuale e interessante la storia siriana di cui molti di noi sono all’oscuro e il sentimento di appartenenza del suo popolo che non smette di sperare in un futuro migliore.

Enrico Damiani Editore – Pagine: 445 – Prezzo: 19.00€

VOTO: voto 4

 

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