“PERFECT RIGOR – Storia di un genio e della più grande conquista matematica del secolo” di Masha Gessen

Nel 2000 il Clay Institute, un’organizzazione no-profit nata per la ricerca della matematica, nell’ambito del prestigioso Convegno del Millennio cui parteciparono i più importanti scienziati, indicò sette famosi problemi da risolvere e mise in palio la cifra esorbitante di un milione di dollari per ciascuna soluzione.

«Riuscire a risolvere uno di quei sette quesiti sarebbe stata davvero un’impresa eroica. Ognuno di essi aveva richiesto decenni di ricerche, e diversi matematici erano passati a miglior vita senza poter risolvere il problema con cui avevano dovuto combattere per anni.»

matematicaGessen
Perfect rigor – 2018

 

Uno dei sette problemi irrisolti era la dimostrazione della Congettura di Poincaré, un complicatissimo problema di topologia dello spazio immaginario a quattro dimensioni, che si poteva considerare una possibile descrizione matematica della forma dell’universo, un quesito davvero importante che aveva incoraggiato numerosissimi tentativi da parte dei maggiori esperti fin dalla sua presentazione nel 1904, ma in cui nessuno era mai riuscito. Fino al novembre 2002 quando un matematico russo pubblicò in internet la sua dimostrazione con il primo di tre articoli che, dopo due anni di verifiche, si rivelò essere finalmente la soluzione giusta. Quel matematico è Grigorij Perel’man.

Il 22 agosto 2006 a Madrid si aprì il famoso Congresso internazionale dei matematici che alla sua XXV edizione fu il più atteso di sempre in quanto nei mesi precedenti comunicati stampa ufficiali avevano lasciato intendere che si sarebbe chiarito lo status della dimostrazione della Congettura di Poincaré e sarebbe stata annunciata la correttezza del contributo di Perel’man. Il matematico russo avrebbe ricevuto la Medaglia Fields? Si sarebbe fatto vivo? E, se come tutti si aspettavano Perel’man avesse rifiutato la medaglia, il comitato Fields gliela avrebbe assegnata ugualmente e gli avrebbe dato il premio in denaro?

«Il russo Grigorij Perel’man non aveva pubblicato il suo lavoro su una rivista scientifica verificata. Non aveva voluto verificare, e nemmeno prendere in considerazione, le osservazioni scritte da altri studiosi sulla sua dimostrazione. Aveva rifiutato diversi incarichi che gli erano stati offerti dalle migliori università del mondo. E non aveva accettato nemmeno la Medaglia Fields, la più alta onorificenza nel campo della matematica, che doveva essergli conferita nel 2006. E da allora si è sostanzialmente sottratto non soltanto alla comunità mondiale dei matematici, ma anche al confronto con altri esseri umani.»

In questo libro l’autrice traccia una dettagliata biografia del geniale studioso dal carattere difficile (forse affetto da sindrome di Asperger) pur non riuscendo mai a farsi concedere un’intervista proprio a causa del suo carattere scostante, ma ricostruendo la vita del matematico attraverso le testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto e lo hanno visto progredire nell’ambito della comunità di matematici prima solo in Russia, poi in tutto il mondo.

Griša – come era chiamato fin da ragazzo, non dava l’impressione di essere particolarmente acuto, quando iniziò la sua carriera continuando il lavoro iniziato da sua madre in un “club della matematica”, tipica incubatrice di matematici dell’ambiente contro-culturale di Leningrado, ma solo di avere una vivace intelligenza e una visione geometrica dei problemi oltre a “una mente che ragionava per sistemi e procedeva per definizioni”. La sua formazione è avvenuta nel Liceo n. 239 di Leningrado, specializzato nell’insegnamento della matematica. Ammessi a queste scuole solo chi era passato per i club della matematica ed era realmente ossessionato da questa materia. Nel 1980 la prima classe di liceo 239 fatta di soli studenti provenienti dai club, e tra questi ovviamente Perel’man. Dopo aver vinto le Olimpiadi della matematica a Budapest nel 1982 e aver ottenuto l’accesso all’università, Griša  Perel’man entrò nel mondo degli adulti…

«Perel’man aveva confidato ai suoi compagni anche di essere esasperato dal rapporto con gli altri esseri umani e dai loro atteggiamenti, e la materia da lui scelta sembrava attirare soltanto poche persone con un codice comportamentale rigido almeno quanto il suo.»

Nel momento in cui Perel’man aveva terminato la sua formazione matematica e poteva iniziare ad applicare quanto appreso, iniziò a lavorare alla dimostrazione della Congettura di Poincaré, partendo più o meno dal punto in cui l’ultimo matematico, Richard Hamilton, aveva raggiunto il massimo avanzamento. Per più di un secolo fior fiore di matematici si erano cimentati senza mai riuscire veramente a giungere alla soluzione del celebre “problema del Millennio”. Per lavorare alla dimostrazione della Congettura, Perel’man seguì il suo rigido metodo che concentrava tutte le energie mentali esclusivamente a quell’unico problema.

«forse nessuno al mondo ci sarebbe mai riuscito, a prescindere da quanto tempo ci avrebbe impiegato nessuno, tranne Perel’man, un uomo che era alla ricerca proprio di un problema simile, in cui poter finalmente utilizzare a pieno la straordinaria capacità di compattare le informazioni di cui la sua mente era dotata.»

Dopo sette anni di studio, nel novembre del 2002 Perel’man inviò un’email a una decina di matematici in cui preannunciava il risultato a cui era giunto, attirando l’attenzione su tre articoli in cui dava la sua soluzione alla dimostrazione della Congettura di Poincaré, attraverso una piattaforma concepita proprio per la comunicazione elettronica tra matematici e scienziati, scegliendo per ribellione di non pubblicare su nessuna rivista scientifica – requisito per la vincita del premio del Clay Institute. Ma Perel’man non era interessato alla pubblicità fuori dell’ambiente matematico né al denaro, inoltre aveva iniziato da prima a occuparsi del problema. Tutto ciò che desiderava era un riconoscimento che avesse gli stessi criteri di correttezza della sua visione del mondo.

«Ma più Perel’man parlava della sua delusione nei confronti dell’ambiente dei matematici, più i suoi colleghi non facevano che infarcire le sue storie di  dettagli per demonizzarlo, e più lui si sentiva tradito. I grandi risultati in ambito matematico andavano premiati con un riconoscimento a livello professionale, che poteva avere un’unica forma: quella di studiare e capire il lavoro fatto da altri.»

Nell’intervento sulla Congettura al Congresso di Madrid, davanti a un pubblico attentissimo che aveva occupato ogni posto dell’auditorium, il matematico John Morgan che era stato profondamente coinvolto nella verifica dei risultati di Perel’man, annunciò categoricamente “Grigorij Perel’man ha risolto la congettura di Poincaré”. La tensione di tutti i mesi precedenti in cui era divampata la polemica intorno all’argomento, si sciolse in un applauso.

Questo libro è la storia di un matematico – e di un uomo, “come si deve”, rigidamente legato alla sua disciplina morale, era considerato sì eccentrico, ma una brava persona nella comunità matematica. Un uomo incapace di credere che il mondo non fosse perfetto, proprio perché, come nella sua mente, non vedeva mezze misure. Le regole erano regole. E con quelle era diventato una macchina capace di risolvere qualunque quesito.

 

 

Carbonio Editore – Pagine: 256 – Prezzo: 17.50€

VOTO: voto 4

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...