“Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Premio Strega 2017)

otto montagne
Le otto montagne  – 2017

Piero è un ragazzino introverso che viene “iniziato” alla montagna dai genitori, originari del Veneto e cresciuti al cospetto delle Dolomiti, che si sono trasferiti a Milano per lavoro. Presto la famiglia scopre il paesino di Grana alle pendici del Monte Rosa ed è lì che ogni estate si trasferisce lasciando l’appartamento affacciato sul viale trafficato e rumoroso di città. Per il padre di Piero, che può starci solo nel breve periodo delle ferie, la montagna è uno stile di vita, un bisogno primordiale, l’unica dimensione in cui si sente vivo e in pace, oltre i tremila metri, sulle cime innevate dei ghiacciai. A Grana nasce una profonda amicizia tra Piero e Bruno, un suo coetaneo che bada alle vacche, che gli fa scoprire la bellezza e l’armonia della vita in montagna.

«Bruno aspettava quel giorno con la mia stessa trepidazione. Solo che io andavo e venivo, lui restava: credo tenesse d’occhio i tornanti da qualche suo punto di osservazione, perché veniva a chiamarmi nemmeno un’ora dopo il nostro arrivo (…) – Esci, dài, – diceva, senza salutarmi né niente, come se ci fossimo visti solo il giorno prima. Ed era vero: gli ultimi mesi venivano cancellati di colpo, e la nostra amicizia sembrava vivere un’unica infinita estate.»

A tredici anni Piero ha l’età giusta per seguire il padre nelle sue escursioni in vetta. Lo segue con una certa iniziale fatica in quanto l’uomo non lo aspetta, non cammina, ma insegue il traguardo della cima come per sfuggire al male di bassa quota, spingendosi a superare qualunque altro camminatore scorga sopra di lui. Il rapporto tra padre e figlio non scorre liscio nonostante il balsamo della mediazione di sua madre, donna consacrata ad aiutare l’umanità, “abituata a parlare con uomini che non parlano tra loro”. Non sempre Piero comprende il bisogno che suo padre ha di arrivare in cima alle montagne, il suo modo di chiudersi al resto del mondo e neanche come si possa scegliere di vivere in modo così duro e solitario come i montanari.

«Disse: – Non l’hanno mica scelto. Se uno va a stare in alto, è perché in basso non lo lasciano in pace. – E chi c’è in basso? – Padroni. Eserciti. Preti. Capi reparto. Dipende.»

Crescendo Piero si allontana dal padre, dalla montagna e inizia a vivere una vita diversa, studia, va a vivere da solo, si trasferisce a Torino, inizia a viaggiare verso nuove montagne, ma non trova una stabilità, neanche affettiva. Intanto sulla “sua” montagna, gli altri sono andati avanti senza di lui: Bruno è diventato come un figlio per i suoi genitori, molto più affine alla natura di suo padre, che lo aiuta e inizia a camminare con lui.

Ma ciò che si è portato dentro dall’infanzia non può essere dimenticato, e per questo Piero tornerà alla montagna e a Bruno che è sempre rimasto là, ad aspettarlo. Quando Piero incontra con un vecchio nepalese che gli disegna il mandala delle otto montagne che stanno intorno alla più alta centrale, il monte Sumeru, capisce che è questa è la rappresentazione della diversa maniera di affrontare la vita. C’è chi fa il giro delle otto montagne e chi arriva in cima al Sumeru. Chi dei due avrà imparato di più?

Un romanzo bellissimo, che scoperchia il fiume di emozioni di chi ha avuto nella vita la fortuna di incontrare l’immenso della natura e la forza dei sentimenti più incatenanti.

Einaudi Editore – Pagine 199 – Prezzo: 18.50€

VOTO: voto 5

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