“Una fortuna sfacciata” di Anne Godard

Magda ha pochi mesi quando rimane ustionata in un incidente casalingo. Magda non ha ovviamente memoria di quanto accaduto, sa soltanto la versione di sua madre che ha annotato tutto rigorosamente in un diario e dal momento della tragedia si è consacrata a sua figlia, seguendola nel calvario che ne è conseguito.

una fortuna sfacciata
Una fortuna sfacciata – 2018

Quella di Magda è un’infanzia scandita da continue operazioni, dolorose medicazioni, visite, cure termali, ma soprattutto ferite dell’anima a causa della curiosità e indelicatezza altrui. Eppure lei resiste, cerca di non lamentarsi né piangere perché sente in fondo di avere una parte di colpa in quel che le è successo e di dover essere riconoscente a quella donna così assidua che si prende cura di lei.

«Mia madre è lì. La sua voce mi fa emergere dagli abissi. Mi chiama e mi ridesta. Mi ricordo che devo sorridere e che devo rassicurarla, già mi sento in colpa per non essermi svegliata prima e per tutto quel tempo che ha passato ad aspettare, tutto quel tempo a preoccuparsi di non veder­mi emergere, tutto quel tempo seduta al mio capezzale a osservare i segni del mio viso che conosce a memoria per tutte le volte che li ha osservati, quei segni che… Ecco, sto riprendendo i sensi. Ora avverto il dolore in tutto il corpo»

Che fortuna essere viva, che fortuna essersi ustionata sul corpo e non sul viso, che fortuna che fosse dal lato sinistro e non quello destro in modo da poter far tutto con una sola mano…Magda ha proprio una fortuna sfacciata!

Ma Magda continua a non sapere quali sono state le reali circostanze in cui si è ustionata, è prigioniera dell’unica verità che conosce perché ripetuta mille volte da sua madre a cui ha ripetuto la stessa domanda: come si è procurata la cicatrice? – “quella cosa” che non guarisce mai, da cui lei non è mai libera. Anche da sua madre non è mai libera, lei che sembra essere la vera proprietaria di quella pelle martoriata. Magda lascia che sua madre usi il suo corpo per guarire se stessa, imponendosi di essere docile e tranquilla come la bambina che sua madre avrebbe voluto, com’era l’altra sua figlioletta sempre sorridente e perfetta.

Quando Magda cresce, alla naturale inquietudine dell’adolescenza si aggiunge un bisogno di essere amata nel suo caso ancora più smisurato, perché ha anche il bisogno di essere accettata per quello che è, nonostante la cicatrice, nonostante l’amore così già abbondantemente ricevuto.

«Ma più crescevo e meno sopportavo ciò che mi facevano quegli uomini che mi curavano, quei medici, quei fisio­terapisti, o per meglio dire veterinari, tra le cui mani ero una bestiola inerme, con il corpo bloccato, palpato, tasta­to, senza che potessi difendermi dai loro gesti o dai loro sguardi, con mia madre sempre lì, la cui presenza non mi proteggeva, anzi mi infastidiva sempre di più senza che riuscissi a spiegarmi bene il perché.»

Ed è qui che la ragazza inizia a ribellarsi ai sensi di colpa, alla prigione di cose-non-dette in cui madre e figlia si sono rinchiuse, inizia un percorso di liberazione e mutazione che si realizza tanto nel corpo trasformato in quello di una donna, tanto nell’anima facendole intravedere la sicurezza di una nuova consapevolezza.

Il romanzo è molto toccante e va scoperto passo a passo in tutta la sua complessità emotiva, che descrive un’emotività legata in primis al rapporto madre-figlia, poi allargata all’intera famiglia in cui ogni persona reagisce ai drammi della vita e cerca la salvezza a modo suo. L’autrice è sensibile e talentuosa, non risparmia scene cruente in cui il dolore fisico passa addirittura in secondo piano rispetto a quello che ferisce dentro e riesce con questo suo stile a trasferire integre le sensazioni della protagonista in tutte le fasi della sua metamorfosi, costringendo il lettore ad accompagnarla e a partecipare alla sua sofferenza fino alla fine.

Enrico Damiani Editore – Pagine 128 – Prezzo: 13.00€

VOTO: voto 5

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