“Nessuna pretesa” di Blandine Rinkel

Rinkel rdg
Nessuna pretesa – 2018

Jeanine è una donna matura, dall’esistenza apparentemente banale. Insegnante di francese in pensione, è rimasta sola nella sua casa nella Loira Atlantica, troppo spaziosa ora che suo marito è andato via quasi contemporaneamente a sua figlia. Quest’ultima, è lei la voce narrante del romanzo: la giovane donna che vede ormai da tanti anni sua madre come un enigma e solo osservandola nella quotidianità fatta di piccole incombenze pensa di poterla capire fino in fondo, ne descrive con passaggi anche ironici, il carattere in tutte le sue forze e le sue debolezze.

Le strade e i sentieri che Jeanine percorre ogni giorno non sono forse popolati di incontri, visioni e riflessioni che deviano il corso delle sue passeg­giate? Sì, la pensionata cammina costantemente ogni gior­no, sui marciapiedi e sugli scali delle navi, nei parchi e nei supermercati, ma giro dopo giro, la sua destinazione in fondo conta poco, perché ciò che conta davvero sono le voci del mondo catturate al passaggio, fortuite polifonie che solo i passi perduti permettono di captare.

Trattando temi cari alla protagonista come l’attenzione ai conflitti internazionali, con particolare empatia per il mondo arabo (Jeanine appena pensionata pensa bene di studiare l’arabo, “lingua del momento”) Nessuna pretesa è l’occasione per raccontare attraverso l’insolito comportamento accogliente della donna, la disperazione di tante anime infelici, protagonisti delle realtà più attuali e terribili, come la guerra in Siria, i popoli costretti all’emigrazione, la tenace ingiustizia dell’intolleranza razziale.

Sono questi alcuni degli argomenti trattati nel libro in cui però sono le persone i puntelli della storia, persone incontrate nelle circostanze più banali e per questo più vere. A un supermercato, per strada mentre fa la spesa, sì perché Jeanine cammina sempre molto e parla ancora di più, parla con tutti e prende a cuore qualsiasi essere umano dopo averne ascoltato il racconto della sua vita. Anche se si tratta di un richiedente asilo siriano, o un giovane militante nell’ISIS che la insulta in quanto esponente del popolo francese, razza criminale dell’Europa e del mondo. Chiunque le rivolga un’attenzione, lei lo ospita nella sua cucina rosa, gli offre una crêpe, lo accompagna alla stazione, gli invia email per sapere come sta la famiglia.

Qualcuno la chiama ingenuità, ma il fenomeno può davvero ridursi a questo? Le battute sarcastiche, anche quando sono rivolte a lei, la fanno ridere senza mai ferirla, come se conoscesse perfettamente il potenziale comico della sua eterna genti­lezza, così come la sua capacità di prestare fiducia a qual­siasi “anima buona” incontrata per strada, e di accordarla con una pura fede nell’umano rimasta intatta malgrado le mille vicissitudini attraversate nella sua vita

Jeanine ha passato l’infanzia nella regione del Finistère “un piccolo mondo ignorato da tutti” e ora vive in una realtà tranquilla e “neutra” nella periferia di Nantes: l’autrice ci trasporta in un ambiente ovattato dove l’eco della minaccia terroristica sembrerebbe arrivare attutita. Invece ci sono alcune persone che vivono come un pericolo l’eterogeneità di razze ormai stabilita nel territorio mentre a lei questa stessa mescolanza di culture e idiomi la rende felice. La sua è una inesauribile curiosità della vita degli altri, dell’esistenza più lontana possibile dalla sua e grazie alla padronanza delle lingue (ne parla ben sette) ha saputo viaggiare da ferma come pochi, ha esplorato i paesi lontani sfruttando qualsiasi incontro con gli stranieri, non lasciandosi bloccare dalla paura di ciò che non si conosce, anzi esplorando l’ignoto per crescere, per essere più felici.

Jeanine invece lo fa coltivando incontri complicati, ri­cercando le ibridazioni culturali – norvegesi velate, catto­liche in caftano, musulmane in pantaloncini – ma anche, e soprattutto, le ibridazioni linguistiche, convinta che, come i piatti migliori nascono dall’unione di sapori contrastanti, anche le idee migliori non possano che derivare dal con­tatto di lessici differenti.

La narrazione è un centrato susseguirsi di numerosi e incredibili incontri che Jeanine ha con le persone che di solito vengono schivate da chi crede di riconoscerne la falsità quando non la pericolosità, mentre proprio quegli atteggiamenti ambigui attraggono la “pensionata” amante dei popoli stranieri che li ospita e li accudisce, vittima di una sconfinata generosità. Jeanine ascolta le loro storie, risponde con un sorriso, fa suo il dramma di chi si rivolge a lei come rappresentante dello stato di diritto francese, condivide la denuncia della burocrazia che uccide per un documento non rilasciato.

Dove ha nascosto il suo lato oscuro, la sua amarezza, il suo rancore, Jeanine? Li ha forse abbandonati nel momento in cui ha dato la vita? Per quanto ti riguarda è esplorando gli spazi più incerti della men­te, strofinandoti per interi pomeriggi sui cardi marini fino a lasciarti trascinare nel punto in cui neanche i gi­ganti toccano il fondo; è dedicandoti a quel tipo di pra­tiche oscure che nell’adolescenza, e anche in seguito, ti sei potuta affrancare dal giogo materno.

Senza mai fare riferimento a se stessa, l’autrice lascia intravedere un carattere molto diverso da quello di sua madre, di cui forse invidia la libertà di mostrarsi senza sovrastrutture, di andare contro il meccanismo consolidato di una società che pretende sempre che tutti si presentino al meglio, la figlia racconta sua madre sentendosi distante da lei, forse per mantenere un punto di vista lucido e obiettivo, ma mai privo di tenerezza e sentimento. La Rinkel definisce questo suo libro, a metà tra il romanzo e il saggio di sociologia, uno strumento importante per conoscere a fondo le persone che amiamo, spingendo i lettori a scrivere a loro volta delle persone care. “Do­vremmo scrivere un libro su ognuno dei nostri affetti, per imparare, pagina dopo pagina, quanto e come li amiamo.”

L’indifferenza, quan­do diventa esercizio di sopportazione, può diventare una vera e propria arma di distruzione delle pretese. Jeanine impersona l’opposto dell’indifferenza e per questo è riuscita a non abbandonare le sue pretese, ma a cambiarle, indirizzandole verso gli altri.

Un libro molto ben scritto, in uno stile fresco e originale, grazie alla struttura in brevi capitoli è facile da leggere e lascia il lettore con la consapevolezza di aver appreso tanto del potenziale positivo degli incontri e dell’apertura agli altri.

Enrico Damiani Editore, 2018. Pagine 216, prezzo: 16,00€

Titolo originale L’abandon des prétentions.

Candidato al Premio Goncourt 2017 per l’opera prima.

VOTO: voto 4

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