La madre di Eva di Silvia Ferreri

Finalmente un libro che descrive le problematiche “di genere” non riferite alla violenza sulle donne, ma a un argomento altrettanto attuale, diffuso e straziante di cui si sente però parlare meno: la disforia. Una madre si rivolge a sua figlia al di fuori della sala operatoria di un ospedale serbo mentre aspetta che Eva si sottoponga a un intervento lungo, rischioso e soprattutto irreversibile a cui la ragazza appena diciottenne ha vincolato la sua felicità per il resto della vita.

Nel dialogo muto la madre ricostruisce tutto il percorso che l’ha portata ad accettare di accompagnare Eva fino a quella sala operatoria ad attenderla per un’intera notte, cedendo alla richiesta della figlia, rassegnandosi a scegliere di averla diversa da come lei l’ha fatta, ma viva.

Quanto può essere difficile essere donna? Quanto si può soffrire per il troppo amore nei confronti di un figlio che ti ripaga dandoti la colpa del suo dolore? È difficile anche essere figli, ma il ruolo di madre – specialmente come quello della protagonista magistralmente raccontata in questo romanzo, rimane il più duro, ancora di più se si è madri di figli adolescenti.

Va bene. Lo ammetto, sarò di parte, ma leggendo La madre di Eva è quasi impossibile non immedesimarsi e chiedersi cosa farei se capitasse a me, a mia figlia? Perché la disforia di genere esiste e sono i nostri figli a soffrire di un dolore tanto profondo perché contro la loro stessa natura di essere umani. Di questo romanzo ce n’era veramente bisogno. Non è solo una lettura davvero coinvolgente e commovente, in uno stile autentico e diretto come se provenisse da un’esperienza vissuta in prima persona. Questo libro è necessario perché siamo in Italia, dove la legge e la burocrazia sono sempre un passo indietro alle esigenze delle persone, perché le famiglie devono farsi carico della tempesta che li colpisce quando un figlio soffre nel corpo in cui è nato ed è disposto a tutto per transitare nel sesso giusto, perché gli altri siamo noi.

«Mio padre è ancora al telefono: “Spero che non se ne penta mai” dice. “Lo spero anch’io, papà”. Ma se capitasse, se volessi tornare indietro, io lo renderò possibile, scavalcherò la scienza e il buon senso e ti riporterò indietro il tuo corpo. Ti ho fatta una volta, posso farti di nuovo.»

Come lettrice e come mamma sono molto grata all’autrice Silvia Ferreri per aver così bene descritto il grido di dolore e disperazione che nasce dalla smisuratezza dell’amore genitoriale quando supera giudizi, pregiudizi, rabbia e sensi di colpa e arriva a placarsi solo nella felicità del proprio figlio.

Candidato al LXXII Premio Strega 2018.

Edito da NEO. Edizioni – Pagine 198 – Prezzo 15,00€

VOTO:voto 5

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