“Quel che non sai di me” di Silvia Meconcelli

Quel che non sai di me
Quel che non sai di me – 2017

Nina è una figlia al capezzale di sua madre, in un momento da fissare nella memoria e sfruttare perché potrebbe essere l’ultimo, l’unico in cui le due donne possono finalmente parlarsi. Certo con gli occhi, perché la madre non può più parlare, ma il suo sguardo dice molto comunque e saprà ascoltare sua figlia che in questa estrema occasione le racconterà di se stessa, come non ha mai fatto prima.

«Chissà come mai il silenzio ci fa così paura. Il silenzio è lo specchio dell’anima, ci obbliga alla riflessione. E io non mi sento a mio agio se sto zitta, perché tu mi osservi e non so cosa pensi.»

Un viaggio di due giorni che Nina ha organizzato per riportare sua madre dalla casa di cura di Volterra dove è stata ricoverata qualche tempo, alla casa dove vive a Grosseto. Si tratta però di un viaggio dentro la memoria, un viaggio nel suo cuore, per ripercorrere una vita con gli occhi di adulta e rivedersi bambina nel suo rapporto con la madre. Un percorso a ritroso che dà l’occasione all’autrice di descrivere molto bene il tessuto sociale della Maremma negli anni del dopoguerra, ma allo stesso tempo mostra come in una sequenza di vecchie diapositive, la bellezza dei tempi passati, delle occasioni perdute di conoscersi meglio, di parlare per esprimere quei sentimenti che in tutta una vita sono stati tenuti dentro.

Una lunga confessione, un monologo in cui rivelarsi completamente, chiedere e spiegare, immaginare le risposte che ormai gli anni hanno già reso afferrabili, ma ci sono domande che vanno comunque fatte: «Come facevi a stare con babbo, mamma? Cos’era che amavi di lui? È troppo tardi per chiedertelo, ormai?».

La vita semplice di famiglie numerose con genitori analfabeti, una stretta convivenza in casermoni in cui si stava tutti insieme, anche coi nonni e parenti più lontani, dove la quotidianità era fatta di duro lavoro in campagna e un piatto caldo in tavola che, anche se sempre lo stesso e misero, significava molto.

«La memoria rimane, quella sì. I ricordi restano in fondo all’anima.»

Uno spaccato di vita di una società contadina, orgogliosa e dura che appartiene alla nostra tradizione, il ricordo di come si viveva nelle famiglie fatte di un padre quasi sempre “padrone”, di una madre il cui compito primario era mediare col marito per amore dei figli, e rare volte come in questo caso era anche una madre “che portava a casa i soldi” col lavoro in casa di persone benestanti.

Quel che non sai di me è un libro che porta il lettore a riflettere sulla “grande ruota che gira” e conduce prima o poi al resoconto, al faccia a faccia con il legame più forte e spesso più difficile tra tutti quelli familiari, che avvicina e lega per sempre le persone a chi ha dato loro la vita.

 

Edizioni Scatole Parlanti – Pagine 138 – Prezzo 13,00€

VOTO: voto 3

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