“Per quieto vivere” di Massimiliano Smeriglio

Roma, 4 giugno 1944. In un grande condominio popolare in cui si sta caoticamente cercando di tornare alla vita dopo l’occupazione fascista, la portiera dello stabile si lancia dal decimo piano per sfuggire a un linciaggio da parte degli stessi condomini che l’avevano già terribilmente malmenata davanti allo sguardo impietrito di Faustino, il suo figliolo più piccolo di otto anni. La colpa della donna è stata quella di aver denunciato durante il regime due giovani partigiani che abitavano nel palazzo causandone quindi la morte.

Roma, 2015. Settant’anni dopo in quello stesso stabile c’è il nipote della vecchia portiera. Ha ereditato dalla nonna e poi da suo padre Fausto la responsabilità di controllare chi entra e chi esce, garantire una vigilanza di giorno, aprire e chiudere il portone a orario inderogabili, verificare che nessuno sporchi o dia fastidio agli altri condomini. È un giovane indolente, razzista, pigro e maneggione con una spiccata tendenza al feticismo nei riguardi delle scarpe da donna e come unico interesse quello di assorbire il peggio dalla rete internet.

per quieto vivere
Per quieto vivere – 2017

Dalla nonna ha ereditato oltre al lavoro di portiere, la concezione del mondo e una visione tutta personale anzi familiare, della Storia incarnando quello che definiremmo in modo sintetico “il peggio dell’umanità” e che zampilla come veleno dalle pagine del romanzo.

«Pure oggi in TV ho beccato il solito documentario sull’Olocausto. Che poi, ma quale Olocausto. Basta fare un giro sui siti per capire tutte le bugie sui sei milioni di morti nei forni. Altroché. Usurai, stracciaroli, e portatori di guai. Sempre a brigare, non li reggo proprio. Devo dire che fino a qualche anno fa era più divertente fare il portiere.                              Ora sono tutti un po’ più cattivi.                                                                                                       E io con loro, si capisce.                                                                                                                    Mi adeguo volentieri.                                                                                                                    Tutti contro tutti.»

Molto efficace e resa con uno stile narrativo che arriva a smuovere corde emotive nel lettore, è la trattazione dei personaggi dei principali condomini con cui il portiere intrattiene relazioni interessate, approfittando spesso di situazioni delicate pur di scoprire chi di loro è direttamente o indirettamente coinvolto nel suicidio di sua nonna. L’autore prende in esame quindi un giornalista colpito da una malattia degenerativa e accudito amorevolmente dal figlio, una ragazzina “strana” figlia di un pusher che esercita nel palazzo, una anziana donna che va in giro con la bombola dell’ossigeno e che tutti considerano matta, un giovane che si angoscia per l’indifferenza che prova nei confronti del padre in fin di vita. Un giro di voci narranti che arricchisce la trama e riscatta il genere umano tramite i personaggi che si differenziano dal protagonista.

«Conosco la storia di tutti e di ciascuno. Gli odori delle case, del soffritto, della pasta in bianco con le cipolle, del pollo coi peperoni. La puzza di povertà, pure quella riconosco. O l’odore acre della malattia. Ma sono discreto e tengo tutto per me. Almeno fino a quando non perdo la pazienza e vomito tutto in rete. Sezione /b/Random, una garanzia.»

Per quieto vivere è una finestra sul passato e le sue colpe, su quanto grande sia il male che è stato fatto non solo alle generazioni precedenti, infiltrando tra noi ancora oggi il germe velenoso dell’intolleranza. Un romanzo che costringe a riflettere su come anche adesso sia frequente e immediato scegliere la violenza, la sopraffazione e la giustizia sommaria, attraverso una lettura che in ogni pagina appassiona, a tratti perfino diverte e sorprende il lettore a pensare quante persone come questo portiere incontriamo ogni giorno.

«Conosco l’obiezione, ma, sinceramente, me ne frego. Lo so, le colpe dei padri non dovrebbero riguardare i figli e i nipoti. Ma visto che per me, invece, è andata proprio così, farò in modo che vada così anche per i parenti di quei banditi.»

 

Fazi Editore – Pagine 220 – Prezzo 16,00€

VOTO:voto 4

 

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