N7 rue de Grenelle intervista l’editore HOMO SCRIVENS di Napoli

ϟ Quando e come è stata fondata la sua casa editrice?

Nel 2012, dopo una decennale attività come compagnia di scrittura, la prima in Italia. Tanti scrittori e appassionati di scrittura si sono uniti per creare uno spazio aperto a tutti, un luogo da condividere che negli anni ha richiesto sempre impegno e cura.

ϟ Come si è evoluto il catalogo dalla fondazione oppure è rimasto più o meno costante?

Homo Scrivens, per la sua peculiare origine, lavora molto nel campo della narrativa. Fin dai primi istanti abbiamo sviluppato la nostra proposta in due collane guida: Dieci, dedicata al romanzo italiano, con una selezione di dieci testi l’anno e le prime cinquanta copie numerate a mano, e Polimeri, la prima collana italiana di scrittura collettiva, con opere a più mani, romanzi e opere a tema, a partire dall’Enciclopedia degli scrittori inesistenti. Negli anni abbiamo calibrato diversamente una nuova linea di narrativa, aperta al racconto e alla sperimentazione, ora Direzioni Immaginarie.

ϟ Ammesso che sia in linea col catalogo dell’editore, cosa deve avere in più un libro per essere scelto e pubblicato dalla sua casa editrice?

Il nostro motto è “i libri sono la forma delle idee”: occorre sviluppare il proprio pensiero, non accontentarsi della suggestione, e andare incontro agli altri. Troppi autori desiderano soltanto il proprio nome in copertina, senza alcun amore per quel che propongono: lo si vede fin dalla scarsa attenzione con cui propongono un testo, a volte senza neppure averlo riletto, e senza sapere chi siamo o cosa facciamo. Bisogna avere qualcosa da dire e la passione per comunicarlo.

ϟ Una volta era più diffusa, adesso gli editori sono quasi tutti NO EAP. Cosa pensa dell’editoria a pagamento?

Io mi auguro che sia così, ma non ho dati troppo rassicuranti in proposito. Penso che l’editoria a pagamento non sia editoria, quanto un’attività tipografica con servizi editoriali: ognuno è un bravo imprenditore con i soldi degli altri. Occorrerebbe evitare confusione: basterebbe scrivere in quarta di copertina se un libro è stato pubblicato a pagamento o dietro acquisto copie oppure no, ma se una regola del genere non passa è perché la maggioranza degli editori in Italia pubblica a pagamento o col doppio binario, e non vuole essere rotta le scatole. Questo con il placet di tanti scriventi che pur di farsi il libro secondo i propri desiderata non si fanno troppi problemi nel pagare, salvo poi lamentarsi di chissà quali disfunzionalità. Ma tanto questo lo fanno anche con noi.

ϟ Come vede il futuro dell’editoria? Le piccole case editrici alla fine, ce la faranno a reggere la concorrenza con le grandi, se concorrenza esiste?

Non ce la faranno. Ognuno vive nel suo recinto, più o meno grande che sia, e un’ignoranza diffusa non agevola fenomeni di interscambio.

ϟ Libro cartaceo o digitale, secondo il suo gusto personale?

Il libro è solo di carta, ma il suo contenuto si presta ad altri supporti, soprattutto per consultazioni rapide e/o tecniche in cui la rapidità di accesso è più importante dell’approfondimento. Il “libro digitale” sfugge alla memoria, funziona nel breve termine, appaga altre esigenze, pur importanti.

ϟ Chi fa l’editore vive di lettura o ha anche altri interessi?

Magari vorrebbe vivere di lettura ma non ci riesce, talmente sommerso da dattiloscritti da non riuscire a ritagliarsi spazio e energie per il proprio divertimento culturale. Ognuno ha tanti interessi, il libro è una chiave d’accesso a una realtà multiforme, stimola più curiosità, ognuno poi segue le sue.

ϟ Scegliere il nome della casa editrice è importante. Come ha scelto il suo?

Homo Scrivens racconta l’innovazione nella tradizione. È quel che ci auguriamo: rispettare chi ha parlato prima di poi e continuare a prolungarne l’eco. Ma una tradizione ha bisogno di essere viva, per non spegnersi: per cui occorre una rilettura costante che la renda attuale. Da qui la “v” al posto della “b” latina (scribens), in quanto il passaggio da b a v (es. caballum che diventa cavallo) è uno dei primi tratti della nuova lingua romanza. Sentiamo l’antico ma non rinunziamo ad andare avanti, questo abbiamo voluto raccontare.

ϟ Se non avesse fatto l’editore, che professione avrebbe scelto?

Avrei continuato a lavorare all’Università, probabilmente. Di certo non avrei rinunziato a scrivere.

ϟ Chi ha l’ultima parola sul titolo dei libri che vengono pubblicati, l’autore o l’editore?

È un dialogo continuo, che inizia al momento della proposta. Cerchiamo di non imporre una decisione, ma di ragionare insieme alla soluzione migliore, il titolo è il primo biglietto da visita di un’opera letteraria, e per un piccolo editore non sempre si concede altro tempo.

ϟ Ha più chance l’editore che risiede in provincia o quello delle grandi città?

L’esperienza napoletana è scoraggiante. Altro non so. Credo che vivere in un centro culturale forte aiuti le case editrici più innovative, vivere in un regime di scarsa concorrenza è una manna dal cielo per i tipografi/editori a pagamento.

ϟ E la partecipazione alle fiere, rimane l’unico modo per essere visibili?

Se non l’unico certamente è un canale importante.

ϟ Quanti libri ha venduto nel 2017? Nel 2018 saranno di più?

Sinceramente non lo so. Un nostro libro che va bene si assesta intorno alle 350 copie vendute e dei nostri libri in catalogo (circa 40 l’anno) neppure la metà raggiunge questa cifra. Ci si aiuta con il catalogo e con gli eventi, ma ancora non possiamo permetterci bilanci, non ci conviene.

ϟ Per concludere, una domanda a risposta aperta. Da editore, che messaggio lascerebbe ai visitatori di questo blog?

Fidatevi del nostro lavoro, provate a metterci alla prova scegliendo un nostro libro: non si rischia nulla, e c’è un mondo tutto da scoprire.

Ringrazio Aldo Putignano per questa intervista.

Per conoscere il catalogo di Homo Scrivens, visitate il sito www.homoscrivens.it

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