Il sale di Jean-Baptiste Del Amo

Nella cittadina di Sète, nell’arrondissement di Montpellier, sulla costa del Midi dove il porto accentra in sé il cuore pulsante della comunità fatta per lo più di pescatori, in una mattina di inizio estate, Louise si sveglia con la certezza di dover ignorare il dolore alle mani artritiche e dedicare la giornata a preparare una cena, in cui riunirà i suoi tre figli Fanny, Albin e Jonas ormai adulti, e i nipoti. Alla riunione familiare mancherà solo Armand, suo marito che è morto da poco, ma il cui passato ancora oscuro per certi versi e il carattere scostante e violento fanno sentire forte la sua presenza in casa e tra loro.

il sale Del Amo
Il sale – 2013

L’arco temporale della giornata si dilata per dare a modo a ciascuno dei personaggi di abbandonarsi alla memoria di quella che è stata la loro vita, segnata da episodi che hanno plasmato i destini e indirizzato ognuno verso un’esistenza che forse non corrisponde a quella che avevano auspicato. L’intreccio di riflessioni parte ovviamente da Louise che ha dedicato tutto alla famiglia ed è arrivata adesso a un punto cruciale, adesso che è libera dal legame ruvido con Armand.

Tutti i mali potevano nascere dalla solitudine delle madri? Come avrebbero potuto disfarsi del senso di colpa di cui, da sempre, i figli le accusavano?

Ed è Fanny, la sua figlia maggiore che le ha sempre addossato una imprecisata accusa, un sentimento di avversione che negli anni si è cristallizzato senza mai avere la limpidezza rassicurante della esternazione. È nella giornata della cena che Fanny, ripercorrendo i fatti della sua vita, fuggendo dalla limitatezza di Sète e dal timore che le incuteva suo padre, e finendo col rinnegare anche la sua appartenenza alla famiglia e tutto quello in cui vedeva una rassomiglianza con sua madre, ha finalmente con lei un intenso, unico e forse ultimo momento di contatto con Louise che in un litigio chiarificatore respinge definitivamente l’accusa della responsabilità del dolore di sua figlia.

La loro famiglia era come un fiume dalle curve imprevedibili: non era possibile circoscriverne la verità, se non nel punto in cui la memoria di ognuno di loro affluiva per gettarsi, unita, nel mare.

Eccola la vera presenza costante e imperitura della storia delle loro vite: il mare. Tutto è impregnato dell’odore del mare e tutti i ricordi sono spruzzi di onda essiccata che ha lasciato sulla pelle, come cicatrici indelebili, minuscoli e brillanti cristalli di sale. Anche i figli maschi Albin e Jonas hanno subito in modo decisivo l’influenza del padre, il primo diventandone “il cane segugio” sempre dalla sua parte, sempre ubbidiente a qualunque costo, il secondo diventandone l’eterno nemico per aver scelto prima l’amore incondizionato e protettivo della madre e poi quello omosessuale agli antipodi della mentalità maschilista di suo padre. Ogni elemento della famiglia è costretto nella giornata in cui Louise fa il suo invito a cena, a ricordare e attraversare il passato per quanto doloroso sia, ma obbedendo alla necessità di avere una risposta.

Le cose si muovono nella pigrizia dell’estate. C’era stato un tempo per i matrimoni. Un tempo per le nascite. Un tempo per le partenze. Ciascuno di loro sembra aver chinato il capo allo scorrere della vita.

E la vita trascorre troppo velocemente, quella ormai alle spalle di Louise è fatta solo di resoconti, di confronti e tirando le somme di un passato spesso buio come il mare oscurato dall’inchiostro dei polpi; giungerà alla consapevolezza di essere stata comunque vincente, di essere riuscita a salvare molto, nonostante tutto.

Una storia intensa, intrisa di sensualità e sessualità. Si legge e quasi si tocca con mano, si respira l’odore del mare, si constata la fisicità dei corpi, dell’umanità nel senso più carnale. Lo stile di questo autore che vanta già un ampio riconoscimento di pubblico in Francia, è diretto, talvolta brutale e con tale forza il libro colpisce il lettore che non può fare a meno di amarlo.

 

Edizione: NEO. – Pagine 270 – Prezzo 16,00€

VOTO: voto 5

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