Diario di bordo di Simona Manganaro

diario di bordo Mangarano
Diario di bordo – 2017

Una giovane donna in sandali anche se è inverno, trascina con la stessa determinazione la sua bambina da una parte e la valigia con tutto quello che possiede dall’altra. Valentina trasforma la miseria della situazione in cui si trova in un’avventura sognante, tra un battito di ciglia e un tiro di erba, stare con lei è sempre coinvolgente, non ci si ferma mai, non si può avere una vita normale. Il palcoscenico è quello dei vicoli di Genova non lontano dal porto e gli attori sono clochard ubriachi e prostitute dai coloratissimi abiti e dai tacchi vertiginosi che tanto piacciono alla piccola Anna. La stessa Valentina cerca di interpretare ancora per un po’ il ruolo di madre single che ce la può fare, mentre sta rapidamente sprofondando in un baratro in cui rischia di cadere anche sua figlia.

Con sedici anni di differenza è presto fatto il ribaltamento dei ruoli nel rapporto madre-figlia visto che Valentina, ormai nei guai con polizia e spacciatori, finisce col perdere il controllo su Anna, la sua “piccola zingara” che dalla prima cocente delusione inizia a vedere sua madre attraverso il filtro giudicante dei suoi limiti.

Con Valentina era sempre stato così: come se stesse annegando e non potesse fare a meno di trascinarmi con sé; non volevo salvarmi senza di lei.

È la separazione a chiarire che la vita disagiata di Valentina e Anna non è solo affar loro. Sono le leggi, la società, gli altri che si sentono in dovere di intervenire per migliorare la loro condizione, per far crescere Anna tra persone per bene, togliendola dalla strada e dalla pericolosità di sua madre. Ma è Valentina il pericolo? È lei il carnefice o molto più lei stessa una vittima?

Sapevo un sacco di cose sull’erba; anzitutto che è una pian­ta e che è bene utilizzare le cose della natura, proprio come le zucchine o l’insalata, e che alcune piante servono per dor­mire, mentre altre per nutrire il corpo. Ero pur sempre una bambina: non amavo essere piantata in asso; la solitudine entrava come vento da uno spiffero della finestra.

Ci si commuove subito a conoscere Anna e Valentina, a entrare nel loro mondo di sparizioni e ritorni; ci si schiera in un momento dalla parte di Anna con l’unica colpa di esser nata da una madre tossicodipendente che l’ha resa disadattata, ma ogni giudizio impallidisce di fronte alla battaglia per la vita che Valentina ha ingaggiato quando rimasta sola a sedici anni ha resistito con una bambina piccolissima.

Perché quello è il legame più forte, più forte dei problemi di droga di Valentina, della sua incapacità di fare la madre, più forte delle lacrime di Anna trattata come un pacco postale, più forte di tutto. Il legame non sta nell’appellativo mamma che Anna non pronuncia quasi mai, ma nel sangue che scorre nelle loro vene.

Anna finisce in una casa famiglia – una avvilente realtà che l’autrice rende con garbo e decisione, e la sua triste quotidianità viene illuminata dal sorriso dei compagni e dal sentirsi finalmente appartenente a un gruppo. I ragazzi della struttura vengono curati se non dai loro genitori, da estranei che diventano più importanti di quelli che li hanno messi al mondo, forniscono loro il riferimento che non hanno ricevuto e il silenzio doloroso dell’abbandono si tramuta in melodia quando imparano a suonare uno strumento e si impegnano per il concerto di fine anno.

«Questa musica è Valentina. Valentina è il battito d’ali di una farfalla, è il suono di un bicchiere di vetro che rotola prima di cadere, è il sapore dei chicchi di melogra­no…».

Scappa Anna, si allontana da quella che è stata la sua esistenza fino ad allora, inizia la vera esplorazione del mondo, sola col suo dolore e con la sua sete di libertà. Anna adora le persone che le insegnano e le raccontano storie, forse è ciò che più le è mancato nella sua vita con Valentina.

Si appartiene solo a quello che si sceglie, e non a qualcuno che ci trattiene.

Diario di bordo è una storia intensa, commovente, che riesce a toccare con la violenza di un pugno allo stomaco e con la dolcezza dell’abbraccio di una madre. Una storia che fa riflettere e risente solo di alcuni sviluppi raccontati troppo in fretta e non con la profondità del ritmo lento e carezzevole che un’avventura di tale sensibilità avrebbe meritato. Il lettore vorrebbe saperne di più dei personaggi, dei loro pensieri e delle loro vite che contribuiscono a indirizzare Anna sulla sua di esistenza. E sarà forse grazie a quel legame indissolubile con Valentina e alla voglia adolescenziale di divorare il mondo che Anna procederà dalla condizione declassata in disagio in cui è nata, a una nuova vita che c’è, è forte e vuole spiccare il volo.

 

 

AUGH! Edizioni – pagine 132 – prezzo 12,00€

VOTO: voto 4

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