Roberto Livi – La terra si muove

Qualche volta incontro un libro che non vorrei che finisse, una lettura che mi sdoppia tra l’impossibilità di interromperla e il desiderio che l’ultima pagina non arrivi presto. Mi è accaduto con questo dolce-amaro, comico-malinconico romanzo di Roberto Livi.

la terra si muove Livi
La terra si muove – 2017

La terra si muove è un testo che faccio fatica a incasellare in un genere specifico, lo trovo un riuscito mélange tra romanzo e diario, racconto e raccolta epistolare in cui la struttura narrativa è proprio quella di brevi lettere in cui il protagonista è la voce narrante e descrive se stesso, la sua vita, la sua terra le Marche, e mi ha rievocato l’immagine di quelle serate in compagnia del calore di amicizie vere e di una bottiglia di buon vino, in cui ci si scambia ricordi e confidenze genuine, rese ancora più sincere dal vino.

La terra si muove nella campagna pesarese esattamente sotto la casa che suo padre costruì e gli ha lasciato in eredità, una casa in cui abita con la madre ottantenne, una casa che una lenta e costante attività tellurica sta gradualmente trascinando in una frana. Vorrebbe venderla quella casa o almeno affittarla, ma nessuno la vuole perché in paese – a Monteciccardo – non c’è nulla, il telefono non prende, non ci sono collegamenti e la terra apre continue crepe nei muri che lui deve ogni volta rappezzare per rendere casa presentabile ai potenziali acquirenti. Alla fine dovrà arrendersi e spostarsi insieme alla madre in città, a Pesaro.

«Se proprio devo dirne una, direi che l’unica cosa buona che ho trovato qui fino a questo momento, è che qui non succede mai niente. Gli albergatori si lamentano, parlano di questo niente come se fosse una cosa negativa. Secondo me, è proprio questa quiete a rendere Pesaro una città unica al mondo, è proprio questo niente che andrebbe valorizzato.»

Pesaro sembra lo scenario perfetto per descrivere la sua vita e il suo modo “speciale” di affrontarla. Una quotidianità fatta di cose semplici, di piccole e rare occasioni piacevoli, di numerosi e crescenti attacchi di ansia, causata dalle mille paranoie che gli rendono quasi impossibile una socialità normale, una condivisione che possa farlo sentire meno solo. Sono proprio i suoi teneri limiti caratteriali come l’esasperata disponibilità verso chiunque possa avere bisogno di lui, gli aspetti più toccanti del libro.

«A quel punto sono in ritardo e dovrei andare di corsa alla fermata dell’autobus, e invece ogni volta resto lì, ci provo a mostrarle l’orologio, ci provo a fare i segni, una mano aperta più tre. Poi batto anche otto volte sul legno della persiana, poi batto quattro più quattro, dio-madonna, deve esserci un modo per far capire alla vecchia che ore sono. Ma non c’è niente da fare, mi fa una tristezza.»

Altri passaggi di poetica ironia si trovano quando racconta dei suoi incontri con gli altri: il suo amico “filosofo” che definisce il suo pensatore di riferimento Fiorenzo, l’amica straniera a cui vorrebbe chiedere qualcosa in più senza trovarne il coraggio, la prima e unica fidanzata della sua vita Cristina, ma sopra ogni altro è il colloquio con sua madre che ho trovato assolutamente (con)vincente. Attraverso questa donna, ridotta a un mucchietto di ossa, l’autore tratteggia una mentalità contadina della nostra tradizione più profonda, tanto granitica nelle sue convinzioni quanto abituata a far coincidere l’esistenza con la fatica del lavoro. Una esilarante serie di aneddoti in cui Ma’ mette a dura prova la sua pazienza, portandolo a urlare contro di lei e finire inevitabilmente a pentirsene subito dopo, perché questa donna a tratti insopportabile, che ha sempre litigato col marito, non avvezza a smancerie da madre affettuosa, è pur sempre la persona più importante della sua vita e nonostante diventi penoso assisterla nella vecchiaia e nella malattia, merita tutta la devozione gentile e premurosa di cui è capace.

La terra si muove sotto i piedi di quest’uomo a cui non si può fare a meno di affezionarsi e apprezzando la geniale consapevolezza di essere limitato, si ritrovano in lui tante delle ansietà e difficoltà che tutti abbiamo provato in vari gradi di frequenza e gravità. È un uomo appartenente a questa epoca in cui troppo spesso si rischia di perdere di vista il valore delle cose importanti, dei legami familiari in cui sono radicate le certezze più preziose, l’amicizia così vicina all’amore in cui si convoglia la parte migliore di ciascuno di noi. Per non perdere mai il sorriso e recuperare un po’ di quella autenticità che generalmente appartiene ai bambini e agli anziani.

«Lo so che non dovrei parlare da solo mentre cammino per strada, ma le parole mi escono fuori per un impulso che non riesco a controllare, e una volta che sono uscite è troppo tardi per fermarle. Così alle mie parole involontarie devo aggiungere sempre qualche parola cantata, perché piuttosto che per matto preferisco passare per allegrone.»

L’autore Roberto Livi – falegname pesarese di classe 1967 che di professione costruisce strumenti musicali – si descrive nei cenni biografici della quarta di copertina in modo da togliere subito ogni dubbio circa la aggraziata comicità del libro e i suoi contenuti di sofferta umanità.

Edizione Marcos y Marcos – Pagine 190 – Prezzo 16,00 euro

VOTO: 5/5    voto 5

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