Giovanni Lucchese

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Giovanni Lucchese

Prima di iniziare l’intervista invito i lettori del blog a dare una preventiva scorsa alla recensione del romanzo Questo sangue non è mio di Giovanni Lucchese che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare. Si tratta del suo romanzo di esordio dopo il successo nella raccolta di racconti Pop Toys (2016).

Ti conosciamo anche attraverso la prefazione al tuo libro scritta da Anna Cambi, tua collega della Scuola di Scrittura Omero di Roma e quindi la prima domanda riguarda la frequentazione della scuola: è stato questo l’ambito del tuo approccio alla scrittura oppure scrivevi anche prima e la scuola è stata una conseguenza?

Ho sempre amato leggere e la capacità della mente umana di inventare storie più o meno fantastiche mi ha sempre affascinato. Amavo scrivere fin da bambino, ma è soltanto dopo aver frequentato i corsi della scuola Omero che ho capito che, forse, potevo farlo anche a livello professionale. Il ruolo dei miei insegnanti è stato fondamentale per la presa di coscienza del mio talento e per la volontà di metterlo in movimento.

Chi scrive prima o poi il pensiero che il suo libro diventi un film, lo avrà: è un fatto statistico. Non ti chiedo se desideri che il tuo romanzo venga rappresentato al cinema, piuttosto vorrei sapere che musica vorresti che fosse composta o utilizzata per la colonna sonora.

All’inizio del romanzo viene citata una canzone di Tori Amos. La sua musica sarebbe perfetta come colonna sonora, lei è una vera maestra nel saper descrivere e interpretare le personalità femminili, soprattutto se sono “borderline” come Carlotta.

Rimanendo sul tema musicale, è sempre un piacere per me arricchire la lettura di un romanzo con lo scoprire le canzoni che gli autori citano nei loro libri. Nel tuo troviamo: Dancing Queen de­gli ABBA (1976), Annie, are you ok? di Micheal Jackson (1987), Unchained Melody, una canzone romantica degli anni ’60 interpretata in numerose versioni da diversi artisti anche recentemente. La scelta dei brani da citare la determina il libro con la sua trama o il tuo gusto personale?

Direi un insieme di entrambe le cose. Quando ho in mente una scena, a volte, me la immagino con una musica di sottofondo, qualcosa che arricchisca o dia risalto al mood della scena stessa. Ovviamente la mente va a pescare dove conosce, quindi si tratta di canzoni che, in qualche modo, fanno parte del mio panorama musicale personale e che spesso a livello inconscio accompagnano il mio processo creativo.

Nel libro analizzi il peggio di cui è capace una persona e nella storia trova conferma la teoria che chi arriva a commettere azioni deplorevoli, spesso reagisce a una deprimente mancanza d’amore che ha caratterizzato la sua infanzia. È doloroso immedesimarsi nei personaggi della storia? Riesci a mantenere il distacco necessario alla realizzazione del libro nonostante gli argomenti siano talvolta duri?Per il soggetto del libro, ti sei riferito a casi di cronaca o persone che sono realmente esistite?

Il personaggio di Carlotta è completamente inventato, anche se di persone che parlano da sole in strada se ne incontrano parecchie. Io stesso lo faccio qualche volta! Lei è indubbiamente un personaggio molto lontano da me, le manca l’ironia con la quale io guardo sempre la vita. Scrivere la sua storia è stato particolarmente difficile per me, proprio perché si tratta di un modo di pensare diverso dal mio. A volte avrei voluto gridarle di fare qualcosa in modo differente, di comportarsi come avrei fatto io. Non è stato facile restare distaccati da Carlotta e dalla sua storia, ma credo sia una componente necessaria per poter scrivere in modo credibile.

Nel libro tocchi tra gli altri il tema dell’amicizia che si interrompe perché interviene una relazione amorosa di una delle amiche. Nella tua esperienza, l’amore determina sempre un po’ la fine di un’amicizia? E visto che siamo in argomento, esiste l’amicizia tra uomo e donna?

L’amicizia, quella vera, sopravvive a qualsiasi evento, compreso l’amore. Un vero amico gioisce dei tuoi successi, anche in campo amoroso, e capisce quando è il caso di farsi un po’ indietro per lasciare spazio ad altre cose. Ma non per questo l’amicizia viene meno. Riguardo alla tua seconda domanda, io ho moltissime amiche donne, ma non faccio testo, considerato che sono gay. Posso dirti però che quello della difficoltà di amicizia tra uomo e donna lo trovo un concetto un po’ superato al giorno d’oggi. Se non ci sono secondi fini, non vedo perché due persone di sesso opposto non possano diventare amiche per la pelle. Anzi, la differenza può essere preziosa, due amici di sesso opposto possono soltanto arricchirsi aprendosi ad un vero rapporto di condivisione.

Hai visto il programma TV malattie imbarazzanti, come hai deciso di usarla nel testo?

Di quel programma mi colpisce la capacità umana di adattarsi a una situazione scomoda, di disagio, imbarazzante appunto, al punto da preferire il non fare nulla per risolverla. A volte, per la paura di dover cambiare qualcosa, preferiamo fermarci nella situazione in cui ci troviamo, anche se ci fa soffrire molto. Quando ho visto il programma ho pensato subito a Carlotta e alla sua “malattia”, che per lei negli anni è diventata una vera e propria condizione di vita.

È un argomento attuale e delicato e per questo è importante che se ne parli sempre più: il bullismo, ormai anche nella moderna versione cyber. Nel tuo libro ti riferisci a quello consumato in ambito scolastico. C’è stato qualcuno della tua classe di scuola che ricordi fosse simile al personaggio degli aneddoti che descrivi?

Ognuno di noi ha avuto la sua “Elena” personale. Tutti, prima o poi nella vita, ci siamo scontrati con la prepotenza, con l’arroganza e con la violenza, fisica o verbale. Quello del bullismo è un argomento da non sottovalutare, soprattutto in età molto giovane, perché può degenerare fino a conseguenze gravissime. É di questi giorni la notizia di una ragazza tredicenne che si è suicidata perché vittima di bullismo a scuola. Una società che si rispetti dovrebbe essere in grado di fornire a tutti i mezzi necessari per poter superare certe situazioni, e questo dovrebbe succedere già nei primi anni di scuola. Purtroppo però non siamo ancora arrivati a quel punto.

La protagonista Carlotta, da ragazzina era un po’ sovrappeso e “bruttina” eppure dotata di tante qualità e infatti da adulta è realizzata professionalmente. Eppure hanno contato quei suoi limiti estetici più di altre doti. Quanto è determinante l’aspetto fisico ancora oggi per la generazione dei millennials, rispetto al talento e le capacità altre?

Purtroppo molto, spesso troppo. Non c’è nulla di male nel curare il proprio aspetto fisico e dare valore al lato estetico, io sono molto attento a queste cose per natura. Però negli ultimi anni si cura a volte soltanto quello, si associa il concetto di talento, di fama, di bravura, alla bellezza di una persona, e questo è un grave errore. Un bel volto, un corpo curato attentamente, privo di spessore e di contenuti può dare vita a una persona bidimensionale, che a sua volta non saprà vedere le cose al di là dell’apparenza. Grazie anche all’ossessione da social network questo, al giorno d’oggi, è uno dei mali della nostra società.

Questo sangue non è mio, il titolo è anche una confessione che anticipa, se vogliamo, la trama del libro senza togliere suspense narrativa come ho già avuto modo di dire. La frase è presa dal testo, quindi la mia domanda è: com’è avvenuta la scelta del titolo?

Il titolo originale era “L’altra”. Poi, scrivendo la storia, quella frase mi è rimasta in mente. Credo che possa avere diversi significati e chiavi di lettura, per questo ho deciso di sceglierla.

I frequentatori del mio blog sono anche scrittori esordienti. Se qualcuno di loro sta leggendo la tua intervista, magari sogna di esordire con un romanzo di successo, potrebbe volerti chiedere qualche consiglio. Cosa ti senti di consigliare a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso di autore?

Se è quello che desiderate davvero, fatelo senza esitazioni. La prima regola è l’umiltà, studiate quanto potete, leggete a più non posso, scrivete ogni volta che potete, e soprattutto, mi raccomando, non pensate che al resto del mondo debba per forza importare qualcosa di voi. Lo dico in senso buono. Un errore comune, e gravissimo, è quello di pretendere di avere tutti gli occhi addosso non appena si pubblica qualcosa. É un mondo vastissimo, un percorso affascinante ma difficile, che va conquistato un passo alla volta.

Stai già lavorando al secondo romanzo o hai altri progetti nel prossimo futuro?

Sono a buon punto della prima stesura, ma ci vorrà ancora un po’ prima di poter avere qualcosa di pronto tra le mani.

Per concludere, la richiesta del tuo Consiglio di lettura. Quale libro, secondo te, tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita?

It di Stephen King è uno dei romanzi moderni più completi, quello che ogni tanto torno a rileggere e che ogni volta mostra nuovi lati di sé. É l’esempio perfetto di come la scrittura può non avere limiti nel creare non soltanto una storia, ma un mondo intero di vita vissuta, fantastico e incredibilmente realistico allo stesso tempo.

Grazie, Giovanni per questa intervista e ancora complimenti per il tuo romanzo.

 

Giovanni Lucchese

pagina fb: https://www.facebook.com/Luccheseg/

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