Questo sangue non è mio di Giovanni Lucchese

Meglio un giorno da assassina che trent’an­ni da ragazza perbene.

Questo sangue non è mio
Questo sangue non è mio – 2017

Sono stata colpita nell’inizio del libro dall’idea dell’amica immaginaria, un concetto che ero abituata ad associare all’infanzia, mentre qui, rivisitato in chiave adulta, consegna l’esordio di Lucchese all’originalità e al successo del romanzo. Comunque vada a finire, il lettore è catturato fin dall’incipit, e non può fare altro che continuare a leggere per scoprire qualcosa di più di Carlotta. Si scopre presto infatti che l’amica immaginaria è in realtà una voce che da anni Carlotta ospita nella sua mente.

La vicenda ha per sfondo un quartiere “bene” della capitale, un intreccio di strade in cui la protagonista cerca di dileguarsi dopo essere uscita da una casa di una donna ricca. Carlotta è sotto choc, ha una mano sporca di sangue che nasconde in tasca, non è lucida abbastanza da mettere in campo un piano di fuga, nonostante la voce amica la rimproveri e solleciti in continuazione, ordinandole di allontanarsi da quel luogo al più presto.

L’incontro con la morte e il suo odore terribile, Carlotta lo aveva avuto da piccola perdendo il padre in un incidente sul lavoro e costretta da sua madre, una donna infelice, a guardare il suo cadavere composto nella camera mortuaria. Sembra che sia questo l’episodio scatenante il rapporto malato che Carlotta ha con la morte.

Aveva avuto paura. Paura di quella cosa che somigliava a suo padre ma che in realtà non lo era, paura che potesse aprire gli occhi ri­velando due pupille rosse che l’avrebbero fissata con odio facendola impazzire di terrore, paura che potesse afferrarle un braccio con uno scatto fulmineo se si fosse avvicinata troppo.        Quella cosa non era umana.

Lo svolgimento della storia segue una temporalità particolare che l’autore contraddistingue in “oggi” per riferire quello che accade dopo essere uscita dall’abitazione in Prati e in “prima”, per indicare fatti esplicativi e delineanti la personalità della donna avvenuti in passato. Da sottolineare, e qui mi ripeto, l’armonia originale dello schizofrenico colloquio interno e contemporaneamente a due voci, tra Carlotta e l’Altra. Un doppio che richiama quello di Dr Jekyll e Mr Hyde, con costante polemica tra la parte ragionevole e accomodante di Carlotta e quella dell’Altra che al contrario la istiga a delinquere e la sgrida per non essere abbastanza stronza galattica. Lo scontro tra le due parti è molto violento e dai toni talvolta perfino spietati senza mancare di battibecchi pungenti e ironici. La continua discussione tra le due è lo strumento con cui l’autore racconta la vita della giovane donna.

L’incontro di Carlotta con l’Altra avviene dopo un incidente della prima mentre a nuoto, il suo cuore ha una forte aritmia e rischia di farla annegare. Nel letto d’ospedale Carlotta sente per la prima volta la sua seconda voce che ha un tono più sicuro del suo, rivela un atteggiamento più disinvolto del suo e la rassicura come una vera amica sul fatto che, pur se dovrà abbandonare la amata piscina, insieme avranno cose ben più divertenti da fare.

«Io so tutto di te, amica mia. Anzi, forse so più cose io di quante non ne sappia tu stessa». Malgrado fosse una presenza ossessiva, l’Altra sapeva quasi sempre cosa fosse meglio per lei.

Indagando la personalità della protagonista, il libro ci porta sul tema delicato della diversità. Carlotta invidia le persone con una vita ordinaria e soffre nel sentirsi diversa, anzi come le suggerisce la voce nella sua mente, chiamiamola se vogliamo seconda personalità, si sottovaluta invece di mettere in risalto le qualità e le caratteristiche che la rendono unica.

Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere una di loro.

La trama è intessuta di antefatti e misteri che si svelano poco, pochissimo alla volta ma secondo un ritmo incalzante, quasi soffocante e il lettore viene portato a desiderare di raggiungere quei misteri, conoscere i motivi che hanno spinto Carlotta fino a quel punto, come l’appuntamento lavorativo che l’ha portata quella domenica mattina nel quartiere Prati di Roma; fatti che si scoprono naturalmente, si lasciano comprendere con linearità di linguaggio.

Senza scomodare l’archetipo junghiano dell’Ombra, è chiaro e diretto il riferimento a quella dimensione dell’individuo più recondita e più scura che spesso, come nel caso di Carlotta, prendendo il sopravvento, è quella che determina la strategia di sopravvivenza dell’individuo stesso. Per lei la vita è un enorme mostro da affrontare.

«Sei strana».

«Che vuoi dire?».

«Che sembri diversa dal solito».

«Sono la strega di sempre».

«E magari sei anche parecchio cattiva».

«Credimi, non ne hai idea».

Il libro è ricco di svolte drammatiche, di incontri e sviluppi della trama che appassionano, ma che per la loro importanza non posso svelare senza togliere il gusto della scoperta graduale: ogni pagina letta è un velo che cade dagli occhi e porta il lettore alla chiarezza dell’epilogo. La soluzione si troverà in una scena finale a cui partecipano tutte le persone determinanti della vita di Carlotta, quelle che le hanno dato rari momenti di felicità, quelle che hanno innescato la sua rabbia, tutte insieme in un finale esplosivo.

Dopo aver letto questo libro, se dovessi incontrare per strada una strana persona che sembra parlare da sola, saprò che sta dialogando o forse litigando con un’altra parte di sé e non mi sembrerà più tanto strana perché un’altra parte più oscura tutti noi l’abbiamo, e anche in noi può esprimersi con una voce mentale solo che nella maggior parte dei casi, tace.

Edizioni Alter Ego – Pagine 194 – Prezzo 13,00€

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