Viola deve sapere di Stefania Lucci

Può capitare a ciascuno di noi: svegliarsi in un letto d’ospedale dopo un mese di coma e non ricordare. Viola Gallo, una bella quarantenne dai capelli rossi, apre gli occhi e le prime persone che non riconosce accanto a sé sono le sorelle Maria Bianca, Maria Rosa e Maria Celeste. I nomi bizzarri delle donne sono solo un iniziale dettaglio della storia della sua vita che le sorelle raccontano a Viola. Lei percepisce da subito l’alone di mistero che avvolge il difficile e angosciante recupero della sua esistenza prima dell’incidente e questo mistero permane per l’intero libro in un crescendo di tensione e colpi di scena che si susseguono fino alla fine, anzi fino all’ultima pagina.

viola deve sapere
Viola deve sapere – 2017

L’amnesia in questo momento è per me un alibi comodo: è legittimo che ora io mi senta arrabbiata, aggressiva, frustrata, smarrita, ma com’ero prima? E come sarò dopo, quando finito l’inventario del magazzino dei ricordi, dovrò fare i conti con me stessa, con i miei fallimenti, con le mie illusioni, con la mia solitudine?

Viola riacquista gradualmente la memoria grazie a sedute di psicoanalisi sperimentando l’induzione ipnotica, la tecnica di ipnosi regressiva. Attraverso diversi appuntamenti la mente di Viola torna in modo spontaneo a ricomporre le tessere del puzzle che lei stessa aveva disfatto perché una verità troppo dolorosa non la portasse alla pazzia. Piano piano quindi scopre di essere nata a Milano, ma la sua famiglia poi si era trasferita a Roma, una sorella è adesso un famoso avvocato, un’altra un medico, la terza ha una bella famiglia, sorella che Viola addirittura chiama “zia” data la grande differenza d’età. L’ipnosi porta fuori numerosi aneddoti della sua infanzia e via via dei flashback di quando era una giornalista, forse sposata, forse madre? Allo studio dello psichiatra Raniero Ranieri nell’elegante quartiere Coppedé di Roma Viola è accompagnata da un uomo che dice di amarla e di essere il commissario capo che ha seguito il suo caso, Piergiorgio Pichler. Il bel poliziotto ha anche lui un passato doloroso e terribile da dimenticare per ricominciare una nuova vita con Viola. Entrambi sognano di riscattarsi dalle personali solitudini, ma prima Viola deve sapere, quello che tutti sembrano già conoscere e tenerglielo nascosto per proteggerla. Lo psichiatra, il compagno, le sorelle, tutti la vedono nell’esatto posto in cui si trova:

Viola è sull’orlo di un precipizio e non sa quanto è profondo il baratro.

La trama è ben scritta e coinvolgente e cattura fin dal prologo, quest’ultimo dedicato al tratteggio della figura odiosa di un padre-padrone pervertito. Particolare poi, è la tecnica di narrazione di questo libro in cui, per descrivere al meglio il conflitto tra la mente razionale e l’istinto di autoprotezione che porta Viola a non voler ricordare e allo stesso tempo a sentirne la necessità per andare avanti nella vita, l’autrice utilizza la rotazione di tre voci narranti, alternando a Viola, anche Pichler e Ranieri. Questa modalità, se da un lato permette al lettore di approfondire il punto di vista dei diversi protagonisti, dall’altro rischia di limitare il piacere della lettura, che rimane comunque un godibile e ben strutturato thriller psicologico.

Edizione Alter Ego; Pag. 170; Prezzo 13€

2 commenti

  1. Grazie per l’efficace e sintetica recensione che, senza svelare la trama, riesce tuttavia a centrare il nocciolo del dissidio interiore della protagonista e a stimolare la
    curiosità del lettore.

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