La cresta dell’upupa di Daniele Borghi

La cresta dell'upupa_Cover
La cresta dell’upupa – 2017

Siamo nella zona a nord della capitale, una zona ai margini del fiume Aniene in cui si trovano baraccopoli costruite con lamiere e canneti. È qui che “abita” Diandro, la cosa più vicina a un padre, un amico ceceno che non perde occasione di far bella mostra della sua enciclopedica conoscenza, a cui il protagonista “trentaduenne emarginato” si rivolge per coinvolgerlo nei suoi progetti e ogni volta che sente il bisogno di un consiglio da parte di un sessantaquattrenne immigrato clandestino, dinamitardo, ladro che legge Sant’Agostino e padroneggia la lingua meglio di molti italiani.

Orfano, laureato in sociologia ritenuta la facoltà più idonea per chi “decide di fare il disoccupato da grande”, il giovane Migliore ha il pallino per la fisica e vorrebbe realizzare un progetto innovativo che riguarda l’energia pulita, ma mantiene un “profilo basso” in attesa di una stabilità sempre più difficile da raggiungere e insidiata anche da una recente delusione sentimentale: questi i tratti caratteristici del personaggio principale che per osmosi sarebbe sovrapponibile a un larghissimo campione di popolazione attuale.

“In fondo la mia vita non era poi cosi male: avevo sempre un portafoglio desolante e un conto in banca in bilico tra il rosso e il nero Ma, a pensarci bene, quello era anche il titolo di un gran  romanzo sull’impermeabilità delle classi sociali. In qualche modo mi riguardava.”

La trama del libro parte subito accattivante con l’idea bizzarra di Migliore di appropriarsi del vetro lasciato accanto ai cassonetti del suo quartiere per poi venderlo a un consorzio che si occupa di riciclo dei materiali e sbarcare così la giornata in attesa che qualche ricco imprenditore si innamori del suo progetto energetico. Mentre sviluppa la storia l’autore tocca uno dietro l’altro gli argomenti che rappresentano il peggio della città di Roma: le prostitute sulla Salaria, l’intolleranza nei confronti degli immigrati, la violenza di alcuni facinorosi nostalgici del fascismo, la criminalità importata dai paesi dell’Europa dell’est.

La storia evolve quando il “Rambo dei cassonetti” interviene in un pestaggio a una ragazza schiava di criminali ceceni che la sfruttano sulla strada, in un crescendo di narrazione da film d’azione. Migliore, forte della sapiente complicità di Diandro con cui scambia spassosissimi dialoghi, diventa il paladino delle ragazze incappate nello sfruttamento della prostituzione e si presta a un vero e proprio scontro con una banda di criminali per liberarle.

L’attenzione ai temi sociali, la sensibilità verso l’universo femminile che viene analizzato con sottile perspicacia insieme alla comicità del protagonista che pure nelle situazioni più assurde e pericolose, non esita a correggere un congiuntivo o un modo di dire, sono i punti forti di questo libro. Sicuramente è vincente la capacità dell’autore di rendere argomenti terribili attraverso il filtro dell’ironia – spesso dell’auto-ironia – e riesce a ottenere in tal modo un effetto di assoluto equilibrio tra il divertimento e il biasimo per quegli argomenti stessi. Ciò che invece mi è mancato nella lettura è una maggiore tensione narrativa, un colpo di scena, un passaggio di suspense che rendesse il finale meno «liscio come l’olio».

Edizioni Ensemble – Pagine 198 – Prezzo 12,00 €

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Leggi l’intervista a Daniele Borghi.

 

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