Ricordati del fuoco di Raffaello Masci

masci copertina
Ricordati del fuoco – 2017

Questo libro ci ricorda che la ricchezza di noi tutti è nelle nostre origini, nella conoscenza dei tempi passati che avviene per bocca degli anziani di casa, delle nonne principalmente che spesso vivono più a lungo degli uomini preservando quella lucidità mentale in grado di ricordare e raccontare.

La collocazione geografica è il centro Italia, in particolare un paesino in provincia di Rieti che è chiamato prima Aspra e poi dal 1947, Casperina sull’appennino umbro-laziale, animato da “un coro di contadini anonimi e diseredati”. Ma la storia di queste famiglie che rappresentano la storia di tutto il nostro Paese, inizia da molto lontano visto che del suo albero genealogico l’autore comincia col presentare il trisavolo nato nel 1797.

 

Leggiamo quindi uno spaccato di vita lungo più di due secoli, il racconto di quei tempi in cui la messa era in latino, la burocrazia richiedeva che si firmasse prima col cognome, un tempo in cui un parente “prete” poteva significare la salvezza di un’intera famiglia, una società contadina messa alla prova dalla povertà, dalla morte precoce dei figli – almeno di quelli che non nascevano forti – colpiti da “quelle misteriose malattie dei freddi invernali” e da altre malattie come il colera che nel 1865 colpì l’Italia col massimo effetto mortale.

Il libro però, focalizza l’attenzione soprattutto sull’universo femminile dedicando alle donne che generazione dopo generazione hanno portato sulle spalle letteralmente il peso della famiglia, una prospettiva privilegiata. L’autore infatti ci ricorda a quali pesanti compiti casalinghi erano sottoposte le femmine, a cominciare dall’approvvigionamento dell’acqua fin da quando erano in grado di camminare “perché un uomo l’acqua la consuma, ma non la trasporta”, per arrivare al “compito dei compiti” cioè quello di generare figli, possibilmente maschi, sopportando in pochi anni un susseguirsi di gravidanze e aborti senza soluzione di continuità, passando da un parto all’allattamento e a una nuova gravidanza, e quindi spesso morendo giovani in un corpo invecchiato troppo in fretta.

La condizione femminile trova una sua descrizione puntuale che conferma l’inferiorità rispetto agli uomini con cui le donne erano trattate: non potevano studiare né partecipare alla vita pubblica, non avevano accesso a nessuna forma di indipendenza ed emancipazione; era perfino più difficile trovarne traccia negli archivi anagrafici.

Le prime ad avere la fortuna se non di frequentare un corso di studi vero e proprio, almeno di imparare a leggere aprendosi così a un meraviglioso mondo di conoscenza che era stato precluso alle sorelle maggiori ancora e alle parenti delle generazioni precedenti sono le nonne dell’autore, Richetta e Virginia, per loro “oltre al messale – che è in latino – anche un devozionario. A un certo punto appare anche un libro di favole”.

È insieme a loro che il lettore viene trasportato in quei tempi lontani in aperta campagna, loro che inseriscono in modo naturale nelle pratiche dell’accudimento quel poco di esperienza scolastica che hanno avuto e tramandano tramite il ricordo e le storie ascoltate, quella conoscenza sia pure contadina e un po’ arretrata.

Sembra di stare con Virginia quando viene mandata dal padre a lavorare a Roma come serva sotto padroni mentre le abbondanti piogge del 1900 fanno quasi straripare il Tevere, oppure con Richetta “la piccola maga dei boschi, amica degli animali e del vento”, al passaggio della cometa di Halley nel 1910 in una notte stellata in aperta campagna. Sono ancora loro che ci raccontano del terremoto del 1915 che quasi fa crollare l’intero paese di Aspra. La forza delle donne protagoniste della storia, diventa più evidente con la peggiore delle sciagure cioè la guerra. Prima le braccia tolte alla lavorazione dei campi, poi il susseguirsi di funerali al termine di una lunga attesa fatta di lettere e cartoline agognate. Dopo la prima guerra mondiale ecco che l’Italia tutta e quindi anche il borgo di Aspra deve affrontare una nuova calamità: l’epidemia di Spagnola, quello spaventoso mostro che in un paio di anni portò via cinquanta milioni di persone.

In sintesi potremmo dire che l’amore ha una grande forza, ma la fame ne ha una immensa”, ecco una citazione dal libro che riassume lo spirito di questa comunità contadina e orgogliosa che resistendo a tutto, compresi la guerra e i suoi orrori arriva alla generazione dell’autore: il primo evento memorabile è la nevicata del 1956 a Roma.

È come sfogliare un libro di storia le cui illustrazioni sono rese suggestive dalla narrazione pittoresca dell’autore. Certo, il lettore viene messo a dura prova quando cerca di seguire le complicatissime relazioni familiari che l’autore descrive con dovizia di particolari allargando alla vita di numerosi personaggi di diverse generazioni. Probabilmente il tallone d’Achille del libro è questo: l’eccessiva articolazione della rete di parentele in cui si rischia di perdersi.

Ma la forza d’altro canto sta nella verità della vita vissuta dai nostri predecessori, nell’insegnamento che solo la memoria porta in sé e che non va assolutamente perduta perché la ricchezza di oggi la dobbiamo a questi nonni e a queste nonne che hanno sostenuto il nostro Paese andandosene alla fine in punta di piedi e lasciandoci in eredità la consapevolezza dei valori. Richetta vive ottant’anni e le ultime consapevoli parole dette alle figlie sono: «Non vi preoccupate: è la sudorazione della morte. Fate le brave. Vogliatevi bene».

Ed. Tra le righe Libri – 448 pagine – Prezzo 16,00 €

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