Gli occhi gialli dei coccodrilli, Katherine Pancol

coccodrilli Panacol
Siamo tutte Joséphine
È lei la protagonista di questo romanzo, dal titolo insolito che mi ha incuriosito soprattutto per il fatto che la storia si svolge a Parigi. E allora…cosa c’entrano i coccodrilli? C’entrano perché questi animali che arrivano dritti dritti dalla preistoria hanno un ruolo molto importante nel libro.
Il riferimento è alle lacrime di coccodrillo come quelle di tutti gli uomini che non sanno sacrificarsi né rinunciare al proprio orgoglio maschile che, correndo dietro un archetipo mai sorpassato, si ritengono superiori alle sventure della vita.
E scappano.
Così fan tutti, o quasi
E allora quando Tonio, il marito di Josèphine, perde il lavoro che gli dava il vecchio splendore di capofamiglia e la relativa “bella vita” che la disponibilità di soldi permetteva, va in crisi.
E con chi se la prende? Ovvio, con Josèphine che nel frattempo si è rimboccata le maniche e tira avanti col suo piccolo stipendio per non far mancare nulla alle due adorate (e terribili) figlie, sacrificandosi e rinunciando alle piccole attenzioni verso se stessa.
Così, mentre Tonio insegue uno strampalato progetto in Kenya ad accudire i
coccodrilli (mica i delfini!) insieme alla nuova amante giovane e frivola, e lascia moglie e figlie senza un soldo anzi aggiungendo dei bei debiti, Josèphine prende di slancio il mondo sulle sue spalle e lo fa girare con la sola forza di volontà e l’amicizia di una vicina.
Una favola a lieto fine
Il tessuto narrativo del libro è ben costruito e ottime sono le parti di introspezione emotiva della protagonista, una sorta di Cenerentola dell’era moderna che sembra non smettere mai di sognare e credere che tutto si possa “aggiustare” magari grazie a una preghierina alle stelle rivolta dal balcone della sua cucina dopo aver sparecchiato la cena.

I temi della favola moderna ci sono tutti, forse anche con qualche punta di banalità, ma nel complesso ne escono vincitori quei sentimenti che alimentano una forte speranza diffusa soprattutto tra le ragazze della nuova generazione: fare a meno del supporto degli uomini se questi non sono in grado di darlo e confermare la consapevolezza delle proprie capacità, andando contro le apparenze, la vita facile e piena di soldi, la muta accondiscendenza a rapporti familiari ormai deteriorati.

*** Un cenno all’autrice***
Katerine Panacol (il cognome occupa tre quarti di copertina!) è nata a Casablanca nel 1954 e giunge in Francia fin dall’età di cinque anni. Dopo aver insegnato lettere classiche, diventa giornalista collaborando con importanti testate.
Questo è il suo primo romanzo, a cui sono seguiti Il valzer lento delle tartarughe e ancora Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì. Una trilogia che val la pena continuare per una brava autrice che deve avere un certo pallino per gli animali e i titoli strambi.
Però funziona.
Sì, è proprio un bel libro, letto d’un fiato nonostante la mancanza di suspense, positiva l’ambientazione e la gestione degli esempi “educativi”…
A me è piaciuto perché ha nei suoi ingredienti tutto ciò che io amo: Parigi, la forza delle donne, i libri che la protagonista scrive e pubblica, e ….l’Amore con l’iniziale upper.

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