Tiziana Capocaccia, scrittrice e psicologa

tiziana capocaccia
Tiziana Capocaccia

Per la rubrica Intervista a… ecco una blogger, psicologa, scrittrice di fiabe e grafologa. Con l’ausilio del suo blog personale, Tiziana è ormai di riferimento per molte mamme che trovano in lei un aiuto nel superare le numerose piccole e grandi difficoltà del mestiere più difficile del mondo.

—— —— —— ——

Tiziana, in quale periodo della tua vita e motivata da quali circostanze hai sentito per la prima volta il bisogno di scrivere?

R. Il bisogno di scrivere si perde lontano, lontano nel tempo. Volevo saper scrivere anche prima della prima elementare. Non so per quale motivo, ma sapere che certi segni tracciati con la penna sul foglio volevano dire qualcosa mi affascinava da morire. Della scrittura amo che sia una forma di comunicazione dolce, che lascia all’emittente e al ricevente più tempo, per capire, elaborare e decidere cosa dire. Amo anche il fatto che resta, scripta manent, e questo le dà un valore maggiore, oltre che, certo, una maggiore responsabilità.

Sei autrice di molte fiabe e le utilizzi anche come strumento di lavoro. Vuoi descriverci in che modo una fiaba può diventare terapeutica e quali disturbi principalmente aiuta a vincere?

R. Le fiabe utilizzano un linguaggio delicato attraverso l’uso della metafora e di personaggi e situazioni simboliche, pongono i fatti a una distanza di sicurezza psicologica ponendo gli eventi in un tempo e in uno spazio indefiniti. Questi aspetti permettono alle fiabe di comunicare concetti anche molto complessi e dolorosi senza far male, ma in un modo adatto anche per i più piccoli. Non si può dire che ci sia un disturbo specifico che aiutino a vincere, le fiabe possono però aiutare a entrare in contatto con un argomento anche molto complesso come un lutto, una malattia, una separazione e aiutare a iniziare ad elaborarlo.

Nella frenetica vita che tutti noi abbiamo, spesso manca materialmente il tempo da dedicare alla scrittura. Come sono le tue abitudini, se ne hai, per “produrre”? Quali i momenti della giornata che maggiormente ti ispirano e quanto dura nella tua esperienza la scrittura di una nuova fiaba, dalla prima stesura fino alla pubblicazione?

R. Amo scrivere soprattutto al mattino presto, prima che tutti si sveglino. A volte un sogno mi porta un’ispirazione notturna e allora la appunto di notte per non dimenticarla. Uno strumento utile è il registratore del cellulare che mi ha permesso di registrare storie che mi venivano in mente in momenti e contesti in cui non potevo scrivere, ad esempio in spiaggia. Dopo la prima stesura, di getto, arriva il momento più difficile, quello che ho raffinato col tempo: la revisione. Lo ammetto non mi piace, però serve. Bisogna saper essere critici verso se stessi e mettersi dalla parte di chi legge.

I libri di favole ci trasportano inevitabilmente nel nostalgico panorama della nostra infanzia. Conservi il ricordo di una fiaba che leggevi da piccola e che ti è rimasta di più nel cuore? Cosa puoi consigliare alle mamme circa l’età in cui iniziare a leggere? È comunque sempre salutare per il bambino ascoltare le fiabe che i genitori gli leggono anche se molto piccolo?

R. A che età iniziare a leggere ai piccoli? Prima che nascano, già nel pancione! A 16 settimane di gestazione il feto reagisce agli stimoli uditivi e verso le 28 settimane lo sviluppo uditivo è completo. Le filastrocche sono una buona scelta, le parole cantilenate cullano e i genitori potranno continuare a usarle anche una volta che il piccolo è venuto al mondo per cullarlo con la loro voce. La lettura a voce da parte dei genitori è importantissima, è un momento relazionale di gran peso, dà attenzione al piccolo, lo rasserena, lo interessa, lo aiuta a immaginare. Per quanto riguarda me, da piccola ero innamorata di Cenerentola.

È vero che i bambini che sono lettori precoci avranno una marcia in più da adulti? Come si declina esattamente, secondo te, questo vantaggio dei piccoli amanti dei libri rispetto agli altri?

R. La lettura apre spazio al sapere, al fantasticare, all’immedesimarsi con numerose situazioni, al provare tante emozioni. Insomma arricchisce!

Te l’avranno chiesto in molti, ma non posso non domandare: di quali leve psicologiche ci si può avvalere per stimolare i figli a leggere ( e a scrivere?) quando si ostinano a non farlo?

R. Ai bambini piace quello che piace a noi, quel che vedono essere interessante per noi li attrae. Se siamo genitori che amano leggere, che amano acquistare libri, o prenderli in prestito in biblioteca, se vedono che ne abbiamo cura, che amiamo i libri, i figli rimarranno affascinati da questi oggetti sin da prima di saperli leggere da soli. Credo inoltre sia fondamentale lasciare, scuola permettendo, spazio alla libertà di scegliere cosa leggere. Come dice Pennac “il verbo leggere come il verbo amare non sopporta l’imperativo”.

Nel tuo blog ti rivolgi alle mamme, ma siamo testimoni in questa epoca di come anche i papà hanno ormai abbandonato il tradizionale ruolo familiare per abbracciare quello di maggiore presenza e partecipazione nella vita dei figli, fino ai casi più significativi dei “mammi”. D’altro canto rimane la differenza di sensibilità nell’approccio alla maternità e all’educazione dei figli, specialmente nei primi anni di vita. Arriveremo alla parità dei sessi anche in questo?

R. Credo che alcune differenze iniziali, riguardo gli eventi gravidanza, nascita, allattamento, ci siano, il vissuto fisico femminile sarà necessariamente diverso da quello maschile. Dopo però, mamme e papà instaureranno un rapporto che credo abbia nel tempo molto più a che fare con le differenze individuali. Penso che rimarranno differenze legate ai cosiddetti ruoli tradizionali soltanto fin quando le donne e gli uomini se li sentiranno, mi piace pensare a un futuro in cui non esisteranno più questi ruoli culturalmente imposti, ma si possa essere tutti liberi di essere se stessi come persone.

Quando si hanno bambini in famiglia è normale leggere favole, ma quanti sono gli appassionati di letture fiabesche che continuano anche dopo e fino a che fascia d’età arrivano?

R. Chi riesce a non farsi fagocitare dal mondo razionale che ha imposto di relegare le fiabe all’infanzia le amerà sempre. Pensare che un tempo le fiabe erano un genere letterario tutt’altro che per bambini…

C’è nei tuoi piani un libro nuovo, ad esempio un romanzo?

R. Il genere romanzo non lo sento mio. Amo leggerli ma non so se ne scriverò mai uno. Usciranno le mie fiabe. Quelle le lascerò volare fuori dal cassetto!

Per concludere, un’altra domanda classica, ma a me interessa molto il tuo Consiglio di lettura. Puoi indicarci un titolo da leggere assolutamente?

R. Come un romanzo di Daniel Pennac e poi, lo dico ma secondo me lo hanno letto già tutti, Il piccolo principe che amo tantissimo.

Grazie, Tiziana, della tua intervista e per l’aiuto che porti alle mamme con la tua professione.

Tiziana Capocaccia

Psicologa & coach per le mamme

http://tizianacapocaccia.it/

scrivimi@tizianacapocaccia.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...